Una storia di emigrazione di terra di lavoro della fine dell’800

La storia politica cambia anche i confini ma non ne cambia la memoria specie quando questi confini hanno subito drastici e non giustificati mutamenti. Ci si riferisce, naturalmente in questo caso, alla Provincia di Terra di Lavoro, identificata anche con la dicitura Provincia di Caserta, che fu una provincia sia del Regno delle Due Sicilie sia del Regno d’Italia prima di essere soppressa dal regime fascista nel 1927 e non essere più ricostituita con la Repubblica Italiana. Infatti, nel 1945 fu istituita la provincia di Caserta, che comprendeva, però, solo una parte della precedente provincia di Terra di Lavoro, che scomparve anche come dizione giuridica e geografica.
Questi eventi storici fanno nascere una domanda: bastano 74 anni a cancellare dalla memoria l’appartenenza passata alla provincia di Terra di Lavoro di quelle popolazioni che d’autorità dovettero passare sotto un’altra provincia?
Probabilmente, no. Perciò “La Canonica”, che non chiude i suoi orizzonti alla cinta della città, apre le sua porte il prossimo giovedì 16 maggio 2019 alla memoria dell’emigrazione della fine dell’800 dalla Val di Comino, storicamente appartenuta all’alta Terra di Lavoro prima di passare amministrativamente nel 1945 nella Provincia di Frosinone, istituita dal regime fascista nel 1927.
In particolare, la narrazione di Cesare Erario ricostruirà la storia della famiglia Caira, originaria di Gallinaro e composta da Silvio, sua moglie Domenica e i loro cinque figli, che emigrò a Parigi, dove le tre figlie Maria, Anna e Giacinta nell’arco di un quarto di secolo avrebbero lasciato un’impronta indelebile.
Parigi, negli ultimi anni dell’800, si trovò a vivere un periodo di grande risveglio economico, industriale e culturale e si affermò come culla indiscussa dell’arte e della cultura europea, attirando a sé artisti, pittori e scultori da ogni parte del mondo. In tale contesto nacquero una dopo l’altra molte Académies private dove s’insegnavano la pittura e la scultura secondo il metodo classico del ritratto dal vivo. Modelli e modelle di varia provenienza affollavano le strade di Parigi offrendo la propria bellezza ad artisti e insegnanti. Anche Maria, Anna e Giacinta Caira iniziarono a praticare la professione di modelle ma quando Maria sposò Cesare Vitti, modello e artista anche lui, fondarono l’Académie Vitti a Montparnasse, unica a consentire l’accesso alle donne, che in quel tempo non potevano accedere ad altre accademie sia pubbliche che private. L’Académie Vitti fu, perciò, meta di aspirati pittrici e scultrici provenienti specialmente del Nord-America ed ebbe come insegnanti i più prestigiosi artisti dell’epoca. Ma fu anche un centro culturale e punto di ritrovo di scrittori, come D. H. Lawrence e Giovanni Papini, con i quali le sorelle Caira avrebbero poi intrattenuto una fitta corrispondenza.
Maria, meglio nota come Madame Vitti, era una donna affabile e dalle spiccate capacità empatiche e manageriali e fu senza dubbio l’artefice principale del successo dell’accademia. Anna, la seconda sorella, è ancora ricordata per la sua produzione poetica e le sue liriche. Si sposò con un nobile francese, Henry Antoine Meilheurat des Pruraux, con il quale poi visse tra Firenze e Venezia e il suo salotto fu sempre molto frequentato da scrittori e poeti. Giacinta, la terza sorella, fu una modella e pittrice al contempo. Visse la sua intera vita da nubile, sotto lo stesso tetto della sorella maggiore Maria e suo marito.
L’Académie Vitti ebbe una prospera vita per circa 25 anni, fino al 1914 quando cessò l’attività con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e l’intera famiglia Caira-Vitti, spaventata dagli eventi, decise di rientrare in Patria.
Molto del loro patrimonio è andato perduto ma quello che si è salvato dalla barbara distruzione e dalla devastazione della ritirata delle truppe tedesche nel 1943 è ora in esposizione nel “Museo Académie Vitti” di Atina, già Terra di Lavoro, che Cesare Erario ha edificato dopo una lunga ricerca per ricostruire questa storia al femminile e per catalogare il materiale ancora esistente del patrimonio artistico e letterario delle sorella Caira. E di questa sua esperienza parlerà nella conferenza di giovedì 16 maggio. “La Canonica” lo ha invitato con grande interesse e piacere per due motivi sostanziali. Il primo, perché la storia delle sorelle Caira dimostra come il talento umano possa trovare modi di esprimersi allorquando non è costretto a insterilirsi all’interno di confini dove regna la povertà, la fame e la sopraffazione. Il secondo, perché la Civitas Casertana, stimolata da sempre da Padre Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, possa ribadire, nel momento in cui Suor Rita Giaretta lascia Casa Rut per altra destinazione, la sua ferma propensione all’accoglienza di chi è costretto a lasciare la propria terra per dare uno scopo e un senso alla propria vita
E il segnale che “La Canonica” ha voluto dare in questo suo “giovedì” di metà maggio è proprio quello della volontà di abbattere ogni muro, espandendo il respiro oltre i confini della città, oltre quelli della provincia, andando sempre oltre, anche se in questa circostanza si ferma a recuperare solo la memoria all’interno di quello che fu il confine della “Terra di Lavoro”. Ma lo sguardo è aperto al mondo intero.

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