Autoreclusione: Il Fenomeno Hikikomori

Il termine Hikikomori (parola formata da HIKU= Tirare e KOMORU = Ritirarsi) fu inventato in Giappone agli inizi degli anni 90 per riferirsi a coloro che liberamente sceglievano di ritirarsi dalla vita sociale per seguire un proprio “percorso” in solitaria, che suscita “incomprensione”, un po’ come avveniva in passato per gli Eremiti o come farebbe oggi una suora di Clausura tanto per dare concretezza al termine nipponico. Purtroppo oggi questo termine, in continuo crescendo, si riferisce a tanti giovani e giovanissimi che decidono di lasciare famiglia, amici, scuola e lavoro per vivere in totale autoreclusione non su un monte o in un convento ma “reclusi” nella propria casa, nella propria stanza che rappresenta il “proprio” mondo dove vi è il necessario per “andare avanti” ed impedire ad altri di “invadere” i propri spazi…si, nemmeno alla famiglia che vive a pochi centimetri dalla porta di quella stanza, di quel proprio mondo è concesso entrare. Come tanti pensavo che questo fenomeno fosse lontano mille miglia ed invece mi ritrovo in classe un ragazzo che “riprende gli studi” e la “vita” dopo tre anni vissuti nella sua stanza lontano da tutti e tutto. Non vuole che venga nominato perché ora è consapevole di esser stato un “malato” un “drogato” ma che è riuscito ad uscire da solo dalla stanza che lo segregava dal mondo. Lo chiamo Mirko ed ha insistito che io scrivessi e parlassi di questo silenzioso fenomeno che a suo dire “miete più vittime di una malattia”. Gli dico che lui è un esempio di vittoria che può aiutare molti ragazzi. Mi ferma subito e dice: “Professore non può immaginare la nostra vita. Non ero tossico eppure mi drogavo. Ero sano ma avevo bisogno di curarmi”. Mirko ora è un alunno prossimo alla maturità che come detto ha ripreso la scuola dopo 3 anni di autoreclusione legata ad un videogioco online che era diventato il suo pane quotidiano e a suo dire anche redditizio tanto per “disobbligarsi dalle spese sostenute dai genitori per assicurargli un pc di ultima generazione ed una costante connessione internet”.
I genitori di Mirko sono separati e questa situazione gli ha permesso di vivere non molto “sotto controllo”. I suoi racconti sono angoscianti ed incomprensibili per me appartenente ad una generazione non abituata a vivere in pochi metri quadri, con gli occhi sempre fissi sul monitor senza aver cura dell’igiene intima e personale poiché al videogame “si potrebbe perdere l’occasione che da un momento all’altro si presenta”. Si dorme poco e dove capita all’interno dei pochi metri quadri poiché il letto per lo più è invaso di altre “cianfusaglie” o rimasuglie di cibo mista ad immondizia che non sta più nel secchio della spazzatura. L’orologio ed il cellulare non servono, il tempo e gli amici come il barbiere sono accantonati nel libro dei ricordi. Il fatto preoccupante è che in Italia, rivela hikikomoriitalia.it sono circa 100.000 i ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni che si recludono nella propria stanza tenendo a debita distanza un mondo che sembra non offrire loro nulla di buono o di interessante. A guidare la classifica delle regioni italiane con il più alto numero di hikikomori sono Lombardia e Veneto. Hikikomoriitalia.it è un sito che affronta più dettagliatamente il fenomeno offrendo aiuto e assistenza a molti genitori che si trovano a dover proteggere i loro figli da un fenomeno ancora “sconosciuto”.

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