Scuola. A Calvi Risorta un gruppo di genitori si ‘interroga’ sulle conseguenze della settimana corta

Lettera aperta ai genitori tutti degli alunni dell’ICS “Cales Salvo D’acquisto” di Calvi Risorta.
Cari genitori, come saprete, da alcuni mesi il nostro Istituto Comprensivo ha intrapreso una riflessione sull’orario scolastico delle scuole elementari e medie, al fine di valutare un possibile passaggio ad un funzionamento su 5 giorni settimanali, cioè dal lunedì al venerdì, piuttosto che sui classici sei giorni, dal lunedì al sabato.
Abbiamo dovuto quindi metterci alla ricerca di informazioni corrette per farci un’idea precisa di cosa possa significare per i nostri figli tale cambiamento e, la riflessione seguente, è il frutto della nostra attività.
In buona sostanza, si allungherebbe l’orario quotidiano delle lezioni per accorciare il numero di giorni e lasciare la scuola chiusa il sabato:
Si tratta della cosiddetta “settimana corta”.
Il calcolo è presto fatto: le 5 ore del sabato andrebbero ridistribuite dal lunedì al venerdì, ad esempio programmando un orario quotidiano fisso di sei ore (tipo dalle ore 08:10 alle ore 14:10) oppure stabilendo dei rientri pomeridiani a seguito di un spacco per il pranzo che potrebbe essere al sacco, con ritorno a casa o con eventuale accesso alla mensa.
Questa organizzazione oraria spesso viene presentata come una novità ed un adeguamento ad alcune scuole limitrofe; in realtà, approfondendo l’argomento si capisce che la “settimana corta” rappresenta un vecchio modello ormai considerato sbagliato in moltissime delle scuole pubbliche che negli anni passati hanno provato ad adottarlo con l’intento di creare benefici economici ed organizzativi alle amministrazioni scolastiche e comunali, rischiando però di danneggiare realmente gli alunni.
Studi di pedagogia e psicologia, già da tempo hanno infatti evidenziato i problemi creati da un’organizzazione scolastica che non tiene conto dei bisogni, dei ritmi, delle difficoltà e della durata dell’attenzione dei bambini.
Pertanto, considerato che una tale scelta organizzativa potrebbe avere forte impatto sulla didattica e sulla formazione e il benessere degli alunni, i genitori hanno il dovere assoluto di fermarsi e riflettere, mettendo al centro delle loro scelte esclusivamente i loro figli.
A CHI GIOVA LA SETTIMANA CORTA?
La settimana corta può piacere alle amministrazioni scolastiche e comunali, perché, con la scuola chiusa di sabato, riescono a risparmiare sui costi di gestione (acqua, luce, gas) e sui costi del personale (tutti gli insegnanti avranno lo stesso giorno libero e quindi nei giorni di lezione saranno tutti presenti per una più agevole gestione delle supplenze). Non è un caso che spesso sono proprio le amministrazioni comunali o i vertici scolastici a spingere affinché venga adottata una tale organizzazione.
IL CONTESTO SOCIALE E TERRITORIALE
La settimana corta prevede che la scuola sia chiusa il sabato, costringendo gli alunni a rimanere a casa.
Da una parte ciò può rappresentare un vantaggio affettivo per quelle famiglie in cui i genitori non riescono a seguire i figli nei giorni settimanali a causa del lavoro e pertanto dedicano il sabato ad una maggiore unione familiare; dall’altro però i bambini, fuori dalla scuola, il sabato mattina potrebbero essere a maggior rischio di abuso di tablet, smartphone, videogiochi, televisione, internet; inoltre i ragazzi delle scuole medie potrebbero trovarsi a girovagare per il paese che, il sabato mattina, non offre momenti formativi o aggregativi forti e controllati o quantomeno adeguati all’età pre-adolescenziale, con una forte riduzione della sicurezza dei ragazzi che il sabato si troverebbero “cacciati fuori” dalla scuola che invece dovrebbe rappresentare il primo luogo sicuro per i ragazzi e la prima Agenzia educativa del territorio.
Si deve anche tener conto delle famiglie in cui i genitori lavorano il sabato, per le quali la scuola chiusa rappresenterebbe un grave problema di gestione dei figli, trovandosi costrette ad affidarli a babysitter o altri soggetti privati.
RISCHIO DI CALO DELL’APPRENDIMENTO
Partendo dal principio che le ore settimanali devono rimanere le stesse, con la scuola chiusa di sabato, gli alunni sono costretti a sopportare ritmi di lavoro più pesanti.
Le ultime ore o, se previste, le ore di rientro pomeridiano, saranno sicuramente meno proficue in quanto la stanchezza ed il fisiologico calo di attenzione, determineranno minore interesse degli alunni agli argomenti, riducendo il loro apprendimento.
In pratica, le ore sottratte al sabato mattina, finirebbero per degenerare in “ultime ore di riempimento” con alunni stanchi ed affamati oppure in “ore pomeridiane dopo rientro”, prive di reale significato formativo e quindi, di fatto, sprecate!
E ciò sarà ancora più deleterio per gli alunni fragili, con disturbi specifici di apprendimento, o che semplicemente hanno bisogno di più tempo per apprendere.
Il carico di informazioni ricevute in un’intera giornata scolastica con un monte ore più elevato causerebbe una forte frustrazione in quegli alunni che non riuscissero ad incamerare e fare proprie tale quantità di nozioni, con il rischio di perdere la fiducia in se stessi e la motivazione all’impegno scolastico.
Spesso viene proposto di alleggerire le ultime ore con materie più leggere o pratiche. Premettendo che ogni materia ha la sua importanza e la sua dignità educativa; quanto proposto non sarebbe comunque possibile in quanto è ovvio che seppur gli insegnanti si volessero prestare a tale orario non potrebbero certo completare il monte ore insegnando soltanto nelle ultime ore e pertanto gli alunni si troverebbero sicuramente con matematica, italiano, storia, geografia, scienze, lingua straniera ed altre materie “pesanti” nelle ultime ore.
PERDITA DI UN MAGGIOR NUMERO DI ORE DI LEZIONE
Va considerato che l’orario concentrato in 5 giorni comporta, in caso di assenza degli alunni, più ore di lezione perse e maggiori difficoltà nel recuperare gli argomenti spiegati ed i compiti assegnati, poiché, ad esempio, un’assenza di 5 giorni farebbe perdere 30 ore di lezione invece di 25.
Del resto, è noto che gli Istituti in cui è stata attivata la settimana corta hanno registrato un notevole incremento di richieste di permessi per entrate posticipate ed uscite anticipate o per mancati rientri, con conseguente perdita di preziose ore di lezione per molti alunni.
Inoltre, un orario giornaliero più lungo richiede obbligatoriamente delle pause aggiuntive che, di dieci minuti in dieci minuti, si sommano alle ore sottratte alle lezioni.
AUMENTO DEL CARICO DI STRESS PER GLI ALUNNI
Gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado saranno costretti a stare a scuola, mediamente, per sei ore al giorno e ciò appare disumano, se non organizzato in un tempo pieno che bilancia ore di socialità ed autonomia ad ore di insegnamento.
Un ulteriore motivo di stress per i nostri alunni sarà dato dal fatto che nel pomeriggio dovranno fare un maggior numero di compiti per il giorno successivo, in quanto relativi a sei ore di lezione piuttosto che cinque, che potrebbero addirittura corrispondere a sei materie diverse (ipotesi molto probabile per le scuole medie), nonostante provengano già da sei ore seduti su un banco.
RISCHI PER LA SALUTE DEI NOSTRI BAMBINI
E’ dimostrato che nei bambini fino ai 12 anni, lo spostamento dell’orario del pranzo nelle prime ore pomeridiane rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari.
Con l’applicazione della settimana corta, inoltre, i bambini saranno sottoposti ad almeno due pause ricreative e, molto probabilmente, consumeranno due volte “merendine” o altri pasti veloci, difficilmente sani o adeguati alla loro crescita, esponendosi maggiormente al rischio di comportamenti alimentari scorretti fino a disordine alimentare.
Appare inoltre di grande svantaggio per i nostri figli la ridotta possibilità di essere liberi nelle prime ore pomeridiane che, soprattutto nei periodi invernali, rappresentano l’unico momento di sole e aria aperta che i bambini possono ricevere. La settimana corta ridurrà inevitabilmente la possibilità di portare quotidianamente i bambini al sole e di conseguenza ne ridurrà i benefici, molto importanti per i bambini nella fase di accrescimento.
PENALIZZAZIONE DELLE ATTIVITA’ EXTRA-SCOLASTICHE
Non bisogna dimenticare che la maggior parte degli alunni nel pomeriggio si dedica ad attività ludico/formative molto importanti per il loro sviluppo psico/fisico quali sport (calcio, tennis, palla canestro, volley, etc.) apprendimento di uno strumento musicale, danza, etc. e tali attività entrerebbero in conflitto con lo svolgimento dei compiti a casa, laddove gli alunni siano costretti a tornare da scuola in orari posticipati o addirittura pomeridiani (nel caso di rientri). Probabilmente dovranno rinunciare a qualcosa e il tempo per il gioco (ricordiamoci che sono bambini) potrebbe non esserci più.
RIDUZIONE DELLE ATTIVITA’ SCOLASTICHE EXTRA-CURRICULARI
La compressione dell’orario settimanale su cinque giorni potrebbe comportare una contrazione delle ore disponibili alla scuola per proporre attività scolastiche extracurricolari, impoverendo l’attuale offerta formativa e penalizzando ulteriormente gli alunni.
I RICORSI AL TAR
Contro la “settimana corta” sono stati presentati nel tempo, in varie Regioni italiane, diversi ricorsi al TAR, che hanno visto vincere chi si opponeva alla “settimana corta”.
LA DELIBERA DEL COLLEGIO DEI DOCENTI ED IL RISPETTO DELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA
Assolutamente prima di ogni valutazione già espressa, deve essere tenuta nella massima considerazione la Delibera del Collegio dei Docenti del 18 febbraio 2019, con cui, come ci è stato riferito, la stragrande maggioranza degli insegnanti, con decisione e coesione, ha votato affinché la Scuola di Calvi Risorta continui a funzionare secondo l’organizzazione oraria in vigore (30 ore settimanali distribuite in 6 giorni).
Agli insegnanti perciò va il nostro plauso, il nostro grazie e la nostra grande stima per aver saputo così sollecitamente mettere al sicuro l’attuale schema orario, tenuto conto degli ottimi risultati raggiunti nel tempo.
Riteniamo fermamente che il loro parere, scaturito da valutazioni tecniche di natura pedagogico/didattica, modulate in relazione allo specifico contesto territoriale e sociale, vada assolutamente e immediatamente rispettato.
Dopo aver valutato attentamente i vari punti siamo più fortemente convinti della totale inopportunità dell’introduzione della settimana corta nella nostra Scuola, senza alcun pregiudizio per il cambiamento; ma decisi a garantire e mantenere la serenità di tutti gli alunni e la qualità del tempo-scuola, per la migliore crescita culturale ed umana dei nostri figli.
Gruppo genitori

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