Le origini della maschera simbolo di Napoli: Pulcinella

Il simbolo indiscusso della cultura partenopea oltre alla pizza, è indubbiamente la maschera di Pulcinella: essa incarna la vitalità, l’allegria, la concezione giocosa e festosa della vita tipica di Napoli. Ma quando è nata precisamente questa maschera? Qual è la sua storia?
La maschera di Pulcinella ha delle origini antiche. Fu il commediografo Silvio Fiorillo ad inventarla nel primi secoli del ‘600 riprendendo una maschera del periodo medievale chiamata “pulcino piccolo”, usata dai cantori nelle corti. C’è, invece, chi sostiene che essa derivi da un contadino di Acerra, Puccio d’Aniello. Questi, con il viso scurito dal sole ed il naso lungo, fu reso famoso da un dipinto di Ludovico Caracci e nel ‘600 si unì come buffone ad una compagnia di girovaghi di passaggio nel suo paese.
Silvio Fiorillo mise a punto una maschera con un grosso naso ricurvo, colmo di rughe e con piccoli occhi. Egli soleva recitare utilizzando una voce molto stridula simile a quella di un galletto, da qui deriva la parola in dialetto napoletano “polleciniello”. Il suo costume moderno, con pantaloni e casacca bianca, fu invece inventato da Antonio Petito nell’Ottocento.
Secondo la storica dell’arte Margharet Bieber, le origini di Pulcinella risalirebbero invece al IV secolo a.C. affermando che esso discenda da Maccus, personaggio della commedia popolare romana che raffigurava un satiro o un servo con un naso lungo, guance rosse, viso rugoso, ventre prominente e una voce simile ad una chioccia.
Pulcinella nasce come personaggio teatrale ufficialmente nel 1602 in seguito alla commedia “La Lucilla costante con le ridicole disfide e prodezze di Policinella”, scritta da Silvio Fiorillo ed inscenata nel 1632, dopo la sua morte. Pulcinella con Silvio Fiorillo approdò nelle grandi compagnie comiche del nord e divenne l’antagonista di Arlecchino, la famosa maschera bergamasca, e con lui diventerà il simbolo indiscusso del Carnevale.
Pulcinella è pigro, chiacchierone, imbroglione, e sempre affamato: per un piatto di maccheroni farebbe di tutto, così come ci suggerisce anche il suo prominente ventre. È un po’ goffo e sbadato, ma sempre molto allegro e vivace. Tuttavia ha anche un brutto difetto: non riesce mai a mantenere un segreto, sente sempre il bisogno di parlare ed urlare, da qui l’espressione “il segreto di Pulcinella”, per indicare qualcosa che tutti conoscono. Egli incarna anche la figura dell’uomo più semplice della civiltà partenopea: coscio dei suoi mille difetti, cerca sempre di affrontarli con il sorriso deridendo dei forti e dei potenti che vogliono sopraffare i poveri e sfortunati come lui.

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