#liberipervivere

Come consuetudine ogni anno il 27 gennaio si commemora quella che è passata alla storia con il nome di “Giornata della memoria”, ricorrenza della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz Birkenau e ricordo delle vittime della Shoah.
Numerose sono le manifestazioni in programma in tutta Italia: a Roma in programmazione la mostra de “La diplomazia italiana di fronte alla persecuzione degli ebrei 1938-1943”, a Milano una serata culturale in memoria di Primo Levi con letture di poesie e concerto di musiche di Leonard Bernstein eseguito dai musicisti e solisti del Conservatorio diretti da Cristina Frosini, a Torino la corsa sportiva organizzata dall’UCEI, mentre a Venezia è la musica a parlare al Teatro Goldoni.
Noti gli avvenimenti di 62 anni fa, oggi è nostro dovere chiederci quale sia il peso della libertà e cosa siamo disposti a dare pur di difenderla.
Lo scrittore e filosofo russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij sosteneva che “nel mondo attuale per libertà s’intende la licenza, mentre la vera libertà consiste in un calmo dominio di se stessi. La licenza conduce soltanto alla schiavitù”.
Il mondo attuale di cui parlava lo studioso era quello di fine Ottocento, eppure ancora oggi a distanza quasi di un secolo e mezzo, in una temperie storica caratterizzata da divisioni e individualismi, gli uomini non hanno ancora compreso cosa sia la vera libertà e il senso profondo dell’essere e dell’esistere in quanto umani.
L’uomo ha scelto la facile via di credersi libero avendo da altri il permesso, “la licenza” di agire in base a ciò che gli è stato concesso di compiere. Oggi in nome degli stessi principi l’uomo può anche essere libero di non sentirsi in schiavitù. Si tratta di una contraddizione sconcertante e incomprensibile che ci intrappola in una dimensione senza tempo dentro la quale l’incapacità di essere liberi si traduce irrimediabilmente nell’incapacità di dominare se stessi perché dominati da altri. Una società è libera quando ha come fondamento un equilibrio morale eterno che va oltre leggi e abitudini, quando non è incatenata da idee effimere e ingannatrici, quando non pone al centro di tutto l’uomo con i suoi poteri, la sua volontà, i suoi desideri senza limiti che lasciano sempre più spazio all’intolleranza e alla violenza.
Questa la motivazione per la quale bisognerebbe chiedersi perché il culto della libertà e dell’uomo abbia portato alle stragi di massa, alle guerre, ai lager, ai muri e ai tanti errori e orrori del passato e del presente di cui si ha conoscenza ma non abbastanza consapevolezza e non biasimare e dolersi per quanto accaduto, ma ricordare per riflettere, fermare l’attenzione per capire chi siamo e cosa possiamo fare per evitare i più profondi baratri del razzismo e della barbarie.

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