Di Maio schierato con il suo alleato

I due Vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, sono sicuri che la mossa del Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, contro il “Decreto Sicurezza”, sia stata la prima frecciata di un piano orchestrato dalla sinistra. Una manovra politica con l’obiettivo di tirare la volata per le Europee al loro esangue schieramento politico. E infatti il capo dei 5 Stelle accusa i Sindaci “disobbedienti” (di Milano, Firenze, Napoli, Cagliari, Sassari, Nuoro, Bari, Pesaro) di pensare “solo alla campagna elettorale”.
“Per sentirsi un po’ di sinistra, fanno un po’ di rumore. Ma se vuoi sentirti di sinistra, metti mano ai diritti sociali di questo Paese, quelli che la sinistra ha distrutto in questi anni. Pensate come stanno messi male”, ha detto ieri Di Maio che, come Salvini, non vuole perdere terreno sul tema dell’immigrazione. Il Vicepremier grillino sa, e tutti i sondaggi lo confermano, che la questione immigrazione è quel propulsore capace di espandere la Lega a macchia d’olio nel Sud dove i penta-stellati, il 4 marzo scorso, hanno fatto il “botto”. Marcare Matteo sul Decreto Sicurezza, serve a Luigi per mantenere a livello le sue percentuali elettorali. In questa stessa ottica va letta la sua frenata sul Reddito di Cittadinanza ai migranti.
La risposta in sintonia dei due leaders è tesa a distruggere una presunta operazione politica dei Sindaci di sinistra. E i toni sono dei più duri.
Il leader leghista li definisce “amici dei clandestini e traditori degli italiani”. I Sindaci che minacciano di non applicare il Decreto Sicurezza sono, a suo giudizio, “incapaci ad amministrare le loro città e quindi la buttano in caciara”. Per lui, “dovranno risponderne ai loro elettori, ai loro concittadini, che gli pagano lo stipendio”. Salvini consiglia loro di dimettersi, se non intendono applicare una legge approvata dal Parlamento e firmata dal Capo dello Stato. “Dimettetevi ragazzi! E’ finita la pacchia! Se pensate di intimidirmi, vi dico che avete trovato il Ministro sbagliato ed il Governo sbagliato! Io non mollo di un millimetro”.
Salvini, dal canto suo, sfrutta l’occasione della polemica per mantenere viva la lotta all’”immigrazione selvaggia”, che gli ha assicurato ed ancora gli assicura una continua linfa elettorale. Del resto, di fronte a questo che rimane un problema basilare, e per molti, irrisolvibile in questo Paese, Salvini sa che il buonismo ed i sentimenti di accoglienza sono minoritari nell’opinione pubblica.
Il Presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Sindaco di Bari, Antonio Decaro, continua a chiedere un incontro con il Governo, per discutere delle ricadute della “Legge Salvini” sui territori, sulle difficoltà, cioè, di gestire alcuni aspetti del provvedimento.
A Salvini ha chiesto di abbassare i toni e convocare l’ANCI per correggere la normativa. Con tono un po’ polemico, ha poi aggiunto: “ Se poi il Ministro degli Interni ritiene che il mestiere di sindaco sia una pacchia, siamo pronti a restituirgli, insieme alla fascia tricolore, tutti i problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare”.
Il Premier Giuseppe Conte ha fatto sapere di essere disponibile all’incontro per segnalare eventuali difficoltà applicative della legge, precisando però che sono inaccettabili le posizioni di quei sindaci che non non intendono far applicare una Legge dello Stato. “Il nostro ordinamento giuridico”, ha avvertito il Presidente del Consiglio, “non attribuisce loro il potere di operare un sindacato di costituzionalità delle leggi: disapplicare una legge che non piace equivale a violarla, con tutte le conseguenti responsabilità”.
Secondo la sinistra, è una finta apertura dietro la quale si cela il tentativo di isolare gli amministratori “disobbedienti” e dare voce a quelli pro-decreto, che sono stati sollecitati a uscire pubblicamente contro i loro colleghi dello schieramento d’opposizione.
Sono una trentina di primi cittadini che chiedono a Decaro di convocare gli organi dell’associazione, per evitare che l’ANCI venga strumentalizzata. Ora che l’invito a discutere sia poco attendibile, lo dimostra la “staffilata” di Stefano Candiani, Sottosegretario leghista all’Interno, che intima a Decaro di rappresentare tutti i sindaci, “non solo quelli di certa sinistra e del PD ostili, per partito preso, al Governo del Cambiamento”, oppure di dimettersi lui stesso.
Ma Matteo Salvini sembra proprio non avere alcuna intenzione di sedersi attorno a un tavolo per ridiscutere il suo decreto. “Lo abbiamo già discusso, limato per tre mesi e migliorato”, ha ribadito. Difficilmente cambierà idea.

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