Il raviolo del Sud: ‘o raffilo

Non c’è, in Campania, pranzo o cena di Natale che si rispetti che non si concluda con l’assaggio di un buon dolce della tradizione. Certo, tutti conoscono struffoli, mustacciuoli, roccocò, ma fanno parte della vasta carrellata dei dolci tipici della tradizione campana anche delle vere squisitezze dal nome un po’ insolito che farebbe pensare piuttosto a qualcosa di salato e non ad un dessert servito alla fine del pasto. Parliamo dei raffiuoli, o nella veste italianizzata raffioli, piccole monoporzioni di soffice pasta simile al Pan di Spagna, dalla tipica forma ellittica e ricoperte da un delizioso velo di confettura di albicocche ed infine glassate. Altro non sono che l’adattamento campano del raviolo salato nel nord Italia, a cui si rifanno nel nome e nella forma. Fu proprio ai ravioli settentrionali che nel Settecento si ispirarono le monache benedettine del Convento di San Gregorio Armeno. Pare che la ricetta del raffiolo classico sia antichissima e molto laboriosa. Accanto alla variante tradizionale, nelle pasticcerie napoletane più artigianali è possibile trovare anche la versione “a cassata”, cioè, con crema di ricotta, cioccolato, zucchero, canditi, cannella maraschino e vaniglia. Insomma, sembra un’altra ricetta golosissima, di quelle a cui è impossibile resistere, per cui perché non provarli?

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