Gli ultimi studi e ricerche sulle origini del Castello di Calvi

Calvi Risorta 28 dicembre 2018 – Lo studioso e ricercatore di storia e tradizioni locali Lorenzo Izzo ha pubblicato il 15 dicembre u.s. la sua ultima ricerca, in ordine di tempo, su “Le origini del Castello di Calvi”. In tale documentato e circostanziato lavoro il ricercatore e studioso caleno sostiene che “L’abitato di Calvi Vecchia trae origine dall’espansione di un presidio fortificato di epoca romana. Nel corso del tempo, la cittadina acquisì un’indubbia importanza storica con l’avvento dei Longobardi. Il simbolo predominante che ha caratterizzato per secoli la fisionomia urbana del centro abitato è rappresentato dal Castello. Tuttavia, la struttura che adesso risulta maestosa sull’arce calena non è quella originaria”. Izzo incentra prevalentemente il lavoro e la ricerca sugli scritti di Erchemperto. Questi era un monaco benedettino e storico longobardo,ha lasciato di sé scarne notizie nelle sue opere, si ignora dove e quando sia nato, e da quale famiglia avesse origine, non si conosce dove abbia compiuti gli studi, né il luogo e l’epoca in cui maturò e realizzò la sua scelta monastica. L’anno 887 è l’unico riferimento cronologico certo relativo alla sua vita in quando compie una missione diplomatica, peraltro coronata da successo, presso Papa Stefano V, per porre fine ai torti subiti dai monaci ad opera di Atenolfo I di Capua. Il Nostro utilizzando anche il volume CXXVIII dell’Archivio Storico per le Province Napoletane e il testo di Pietro Dalena “Mezzogiorno Rurale – Olio, vino e cereali nel Medioevo” scrive che con la morte del vescovo e conte Landolfo II di Capua avvenuta il 12 marzo 879 si aprì una guerra di successione che vide coinvolti Pandolfo, Landone II, Landone III e Atenolfo, fratello di Landone III che “cominciò ad edificare il Castello di Calvi” e per tale costruzione fu catturato dal cugino, nonché Signore di Capua, Pandenolfo. Lo stesso Pandenolfo, scrive Erchemperto “Poi subito ben armato partì alla volta di Calvi, circondato da una schiera di Napoletani. Qui si fermò per costruire fortificazioni. Mai figli di Landolfo con i loro opposero resistenza e subito se ne andò. Prima però tolse Suessa ai figli di Landone, ai quali era stata assegnata con giuramento.Ma per tornare alle cose già dette, essendo stato preso Atenolfo dal suddetto uomo, suo fratello Landone non agì pigramente. Infatti cominciò con i suoi a costruire tosto la fortezza di Calvi, a causa della quale fu preso Atenolfo”. L’Izzo scrive che “La costruzione del Castello di Calvi rappresentò un segno tangibile del costituirsi di un potere concorrente e dal racconto di Erchemperto si apprende che “una parte della nobiltà locale organizzò una milizia pronta al combattimento. E una fetta della popolazione si dedicò all’apprestamento di fossati e all’elevazione di cortine. Da ciò risulta evidente come Atenolfo e, poi, Landone rivendicarono diritti di natura pubblica e giurisdizionali sul territorio di Calvi. Due anni dopo, nel 881, la fortezza, quasi interamente distrutta da un incendio, fu riparata dallo stesso Landone. L’accadimento lascia presupporre che la struttura fosse costruita in tutto o in parte di legno. In quella occasione furono potenziate le difese che la configurazione topografica del luogo già offriva. Un attento esame delle sponde del Rio Lanzi evidenzia come le stesse si presentano di natura diversa. Specificatamente, la sponda destra del rivolo, lungo il fianco della città, fu resa a parete verticale per meglio difendere il centro abitato e il castello. Come se ciò non bastasse, ritennero opportuno abbassare notevolmente il letto del fiumiciattolo. Infine, rafforzarono e rialzarono ulteriormente la preesistente cinta muraria di origine romana”. Landone, poi, venuto a Calvi concesse case, vettovaglie e vino a ciascun cittadino e, dopo molti lavori riportò, la fortezza al suo stato primitivo. Atenolfo e landone concentrarono gli abitanti del territorio caleno all’interno del borgo fortificato assegnando ad ognuno un’abitazione e vettovaglie, facendone di fatto il centro del territorio. Secondo la testimonianza di Erchemperto Calvi, sin dal 881, è stata la prima città incastellata.
L’Associazione Dea Sport Onlus di Bellona, il 3 giugno 2017, conferì al dott. Lorenzo Izzo l’Attestato di Riconoscenza per l’impegno nelle ricerche sulle radici del territorio e del passato dell’agro caleno.

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