Frammenti di un’istituzione murattiana

Esposizione fotografica di Hugo Albignac sulla storia del Manicomio Civile di Aversa – 25/1 – 6/2 2016
Institut Français Napoli Palazzo Le Grenoble via Francesco Crispi, 86  NAPOLI
Inaugurazione e vin d’amitié lunedì 25 gennaio 2016, ore 17.30, in occasione della presentazione della rivista
della Società Italiana dei Francesisti Rencontres 2014-2015
Programma
-Ore 17.30 Presentazione di Rencontres 2014-2015
Saluto di benvenuto
Jean-Paul Seytre
Console generale di Francia a Napoli  
Interventi
Aldo Antonio Cobianchi
Segretario generale della Società Italiana dei Francesisti
Incontri particolari tra Italia e Francia: Hugo Albignac e i protagonisti dell’ultima edizione di Rencontres.  Gennaro Rispoli
Primario Chirurgo Ospedale Ascalesi di Napoli
Direttore del Museo di Arti Sanitarie e Storia della Medicina di Napoli
L’arte sanitaria tra ’700 e ’800 tra Parigi e Napoli.
-Ore 19.00 Inaugurazione della Mostra, alla presenza del fotografo e giornalista Hugo Albignac
Vin d’amitié  
L’Ospedale Psichiatrico Civile di Aversa, noto oggi come il Manicomio, è un'istituzione che, dalla sua nascita, nel 1813 come Casa Reale dei Matti sotto il regno di Gioacchino Murat, alla sua chiusura, nel 1999, ha rappresentato una pietra miliare in ambito sociale e sanitario. Il Manicomio, nato con la prerogativa rivoluzionaria di assistere i malati di mente, non di rinchiuderli in un lazzaretto/prigione, si è evoluto e ha digerito le trasformazioni dell’Italia nel corso del tempo. Dei tantissimi internati che hanno vissuto ad Aversa oggi rimangono i personali récits de vie, parzialmente conservati nel monumentale archivio.
Attraverso le fotografie in mostra, il fotografo e giornalista francese Hugo Albignac – autore di un articolo dedicato all’ospedale aversano pubblicato sulla rivista curata dalla Società Italiana dei Francesisti Rencontres 2014-2015 – ha cercato di raccontare, in un’unica dimensione spazio temporale, la lunga storia del manicomio murattiano.
Oggi, anche se le mura del Manicomio non accolgono più internati, esso continua a esistere attraverso i documenti di archivio, che coprono l'intero periodo della sua esistenza, sotto forma di cartelle cliniche, di relazioni mediche, di dati statistici, di elenchi di abiti e oggetti lasciati al momento dell'internamento, di lettere degli stessi pazienti e della corrispondenza amministrativa. Simboli di quella storia unica che ha caratterizzato la Casa Reale dei Matti in Terra di Lavoro, spesso tacitati e volutamente abbandonati all’oblio, capace di sopravvivere a tutto e a tutti. Perché nella realtà, come si evince dalle fotografie di Albignac, il portone del Manicomio è ancora aperto e nei suoi archivi, nelle sue sale si possono continuare a leggere e ad ascoltare i mormorii di esistenze passate, eppure tanto presenti…

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