Agripark: Storia di una fattoria didattica nella città e di un cuore che batte sempre più forte

Nel Comune di San Giorgio a Cremano, che vogliamo ricordare come la città di grandi artisti inimitabili, basti ricordare Massimo Troisi, e dominata dalla veracità dei suoi cittadini, sorge un’oasi immersa nella natura nel bel mezzo della cittadina. So che è difficile da credervi, ma vi assicuro che questo miraggio e reso possibile dalla forza e dalla determinazione di Carmela Marano che traspare dall’intervista riportata di seguito:

Carmela come ti definiresti, da donna, nel 2020 rispetto al passato?
– Mi definirei un’anima in continua evoluzione.

Qual è la vita di Carmela Marano ventenne e quali sono stati i cambiamenti che hai dovuto affrontare rispetto al passato, soprattutto dal punto di vista professionale?
– Carmela Marano è una studentessa universitaria che studia Giurisprudenza ed ha intenzione di diventare avvocato. Si innamora del proprio marito e decide di lasciare tutto per seguire il suo grande amore e dedicarsi alla famiglia, sposandosi e decidendo di mettere al mondo tre figli. All’età di quarant’anni riceviamo in eredità, data la morte prematura di mio suocero, alle falde del Vesuvio, nel comune di San Giorgio a Cremano, un appezzamento di terra fertile e produttivo e maturiamo la consapevolezza di una nuova realtà rurale che ci ha cambiato la vita a 360 gradi. Questa ci dà la possibilità di stare a contatto con la terra, gli animali da cortile e da fattoria cambiando il nostro stile di vita anche nell’alimentazione dato che mio marito è riuscito a piantare su questo suolo ben 80 ulivi che oggi ci permettono di produrre, a livello familiare, l’olio che ci fa da sostentamento. Quindi possiamo dire che abbiamo cominciato a toccare con mano il suolo, divenendo degli agricoltori:
“Imparando facendo”.
Possiamo dire che sei diventata un’imprenditrice agricola o sociale?
– Io mi definisco in entrambi i modi.

Come nasce l’idea di questo nuovo percorso agricolo e sociale?
– Questa realtà meravigliosa che ho toccato con mano ha iniziato introspettivamente a farmi sentire diversa e a farmi scoprire una parte di me che non conoscevo, facendo allargare i miei orizzonti. Ho avuto la fortuna e la possibilità di cambiare domicilio, acquistando una casa che affaccia su questo enorme terreno, in modo da esserne anche vigile, per eventuali problematiche. Ogni mattina che mi affacciavo al balcone sorseggiando il caffè in compagnia di mio marito avvertivo l’esigenza e il desiderio nel mio cuore di poter fare qualcosa per questa realtà che fino a quel momento condividevo solo con i miei figli. Questo accade perché, essendo una mamma, sono andata sempre alla ricerca per i miei figli di luoghi del genere, dal momento che da ragazza ho avuto la possibilità, grazie ai miei genitori, di andare spesso sui monti Abruzzesi ed essere immersa nella natura.

Parliamo più nel dettaglio della formazione di questo sogno che più volte hai definito come oasi nella città: perché Agripark?
– Innanzitutto, inizio ad acquistare un libro online “Fattoria Didattica. Come organizzarla, come promuoverla” scritto da Giuseppe Orefice (Presidente dello Slow Food Campania) e Margherita Rizzuto. Dato che possedevo i requisiti per poter intraprendere questo progetto varco questa strada, creando un’azienda agricola che poi diverrà una fattoria didattica. Nel frattempo, contatto personalmente gli scrittori del libro per fargli conoscere questa piccola realtà nel comune di San Giorgio e così decidono di aiutarmi a mettere in piedi questo sogno e con il tempo siamo divenuti dei cari amici. Il nome Agripark è venuto in mente a mio marito e a me è piaciuto subito. Però c’è una cosa importante che vale la pena osservare: il logo di Agripark; è il cuore della mia seconda figlia, che continua a battere forte e mi ricorda quanto sia importante la sua e la mia vita. Questo perché Agripark nasce dal bisogno di donna e di madre di esternare l’amore, ma anche il dolore che ho provato a portare avanti questa gravidanza delicata, dato che mia figlia, che definisco speciale, nasce con una cardiopatia legata all’ambiente in cui viviamo, a causa dell’alimentazione che effettuiamo ogni giorno e per le polveri sottili presenti nelle aree circostanti. Dalla nascita di mia figlia decido di impegnarmi a conoscere ciò che è nocivo per noi e a seguire i miei figli facendogli frequentare determinati spazi. Dal momento che i miei figli, nelle varie gite, andavano spesso in agriturismi e fattorie, mi interessava molto il concetto di “Fattoria Didattica”. Non una fattoria come inclusione di animali, ma una realtà che nasce per esaltare la figura degli agricoltori che hanno modo di spiegare, loro stessi, come curare un orto o come sviluppare il rapporto uomo- animale. Nascono così i primi laboratori, anche se la fattoria didattica per eccellenza nasce in Nord-Europa. Il mio obiettivo è quello di estendere questo progetto anche ad altre famiglie in modo che possano conoscere questa nuova visione della vita e possano auto prodursi a livello locale. A questo seguono i vari laboratori dedicati ai nostri figli improntati sul rispetto della natura e sulla sana alimentazione.

Come sono strutturate le attività all’interno di questa fattoria didattica?
– Attualmente siamo una grande famiglia e comunità dato che gli orti sociali in affitto sono sedici e siamo diventati più che amici. In contemporanea lavoriamo con la didattica, le scuole e i docenti in laboratori incentrati sulla sana alimentazione, sul contatto con la natura e come rapportarsi con le proprie emozioni. Tutto questo con slogan che ormai sono divenuti il simbolo della nostra avventura, te ne cito alcuni: “Condividiamo emozioni invece di post” oppure “Sorridi: è più bello” che arrivano dritte al cuore. Inoltre, realizziamo eventi come l’“Agricompleanno” per opporci alla commerciabilità di questo giorno. Si tratta di eventi che esaltano l’importanza della natura regalando esperienze sensoriali e donando ai bambini il “diritto a sporcarsi”. Posso dire che anche i genitori sono soddisfatti. I nostri incontri diventano un percorso formativo per entrambi dato che l’Agripark viene concepito come un luogo sicuro ed un rifugio, instaurando un rapporto informale anche con i genitori. Ciò che a me interessa e trasmettere quello che ho dentro facendogli dimenticare il motivo per il quale sono venuti e intraprendendo una nuova esperienza insieme.

Com’è stato accolto l’Agripark dal Comune di San Giorgio a Cremano?
– In realtà quando è nato questo progetto “pazzo” è stato messo in piedi in poco tempo. All’inaugurazione ho invitato il Sindaco Giorgio Zinno e Francesco Langella, nonché il Presidente del Laboratorio Regionale dei Bambini e delle Bambine di San Giorgio a Cremano; la mia fattoria ne è membro onorario dato che il mio comune è la Città dei Bambini e delle Bambine avvalorata dalla presenza dell’Agripark; infatti diamo disponibilità per qualsiasi evento comunale si voglia realizzare. Questo progetto nasce dal forte senso di amore e in completa autonomia. Nasce e cresce con i nostri risparmi di una vita.

I tuoi figli partecipano a quest’attività e come ti considerano?
– Il fatto di essere diventata imprenditrice mi completa come Donna, ai loro occhi, dato che mi impegno nel sociale e nel mondo agricolo. Essendo studenti quando possono ci danno una mano.

In conclusione, in una società odierna caratterizzata da un avanzamento tecnologico e scientifico, ma sempre più segnata dalla violenza di genere ed in particolare di discriminazione nei confronti delle donne, tu, da imprenditrice sociale e agricola, cosa auguri a tutte le donne?
– Di non perdere il vero senso della vita: il sentimento e l’amore che metti nelle varie relazioni. Essere oggi una vera Donna significa offrire del proprio tempo ai propri figli e al proprio compagno senza riserve, ma anche agli altri. Le donne sono il motore del mondo e hanno una marcia in più. Sono convinta che tutto l’amore che diamo ci ritorna indietro. Auguro che tutte noi donne possiamo sviluppare sentimenti veri e positivi perché dove c’è la positività ritorna il bene e sono certa che la vita ti ripaga sempre.

 

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