UN’ALTRA FIGURA DI M..DA: la Lega chiede la “remigrazione” per l’assassino del pizzaiolo di Reggio Emilia, ma è italiano

Ieri sera a Reggio Emilia, un uomo è stato ucciso a coltellate nella sua pizzeria per aver detto di no all’ennesima pizza gratis. Si chiamava Raffaele Stipa, aveva sessant’anni.
E mentre la Polizia dava ancora la caccia all’assassino, la Lega aveva già tutto pronto: la diagnosi, il colpevole, la cura.
Tommaso Fiazza, capogruppo del partito in Regione, scrive e diffonde un comunicato. Parla di una tragedia “che impone una riflessione seria, senza ipocrisie: un uomo è stato accoltellato e ucciso per essersi rifiutato di regalare l’ennesima pizza ad uno straniero”. Poi rilancia: “La remigrazione deve diventare uno strumento concreto di tutela della sicurezza”. Gli fa eco la deputata Laura Cavandoli: “Basta a persone che portano nel nostro Paese una violenza efferata e ingiustificabile come in questo caso”.
Comunicati partiti, social in moto, indignazione che lievita.
Poi, però, parlano gli inquirenti: l’arrestato è Andrea Pellati, 43 anni, cliente abituale del locale. Italiano.
A quel punto va in scena il capolavoro. Zero correzioni, zero “ci siamo sbagliati”, zero scuse alla famiglia per aver trasformato un cadavere ancora caldo in un volantino elettorale. Fiazza e Cavandoli si limitano a chiedere alle agenzie di stampa di annullare il comunicato precedente: “Alla luce delle nuove informazioni diffuse dagli inquirenti, che modificano un elemento centrale della ricostruzione iniziale”.
Un elemento centrale.
L’elemento centrale di tutta quella rabbia, evidentemente, era uno solo: il passaporto dell’assassino. Così, quella violenza definita “incompatibile con il nostro modo di vivere” si trasforma, nel giro di pochi minuti, in ciò che fino a un attimo prima veniva escluso con sdegno: ordinaria criminalità.
E la remigrazione, onorevoli?
L’ironia della sorte è che l’unico, in tutta questa storia, a essere arrivato da “fuori” è proprio la vittima, Raffaele Stipa. Partito trent’anni fa da Capo d’Orlando, in provincia di Messina, era salito al Nord per aprire una pizzeria e gestirla per vent’anni. Un meridionale emigrato a Reggio Emilia: per la Lega delle origini, il bersaglio perfetto. L’unico “non del posto” di tutta la vicenda è proprio colui che, per qualche istante, hanno finto di voler vendicare.
Nel frattempo Raffaele Stipa resta a terra, morto. Italiano anche lui, da trent’anni residente a Reggio. Solo che adesso, per la loro propaganda, non serve più a niente.
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