Povera Italia, non meritavi questa fine – La scelta politica della maggioranza e il ruolo di Giorgia Meloni

L’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato non è avvenuta per caso, ma è il frutto di un preciso accordo politico all’interno della coalizione di centrodestra, guidata da Giorgia Meloni.
La legittimazione della propria storia: Fratelli d’Italia è un partito che affonda le sue radici storiche nella destra post-fascista (il MSI). Portare una figura come La Russa alla seconda carica dello Stato è stato un segnale di “sdoganamento” definitivo e di rivendicazione della propria identità, dimostrando di poter occupare i vertici delle Istituzioni senza dover rinnegare radicalmente il proprio passato o i propri simboli privati.
La solidità dei numeri: In un sistema parlamentare, chi ha la maggioranza dei seggi ha il potere di eleggere i Presidenti delle Camere. Finché la maggioranza politica che sostiene il Governo (e che ha voluto La Russa in quel ruolo) resta compatta, non esiste alcuna pressione interna o meccanismo istituzionale che possa costringerlo alle dimissioni, indipendentemente dalle polemiche pubbliche o dalle proteste delle opposizioni.
La presenza di un busto di Mussolini in casa o le dichiarazioni ambigue sul Ventennio evidenziano una frattura mai del tutto sanata nella Repubblica Italiana. Mentre la Costituzione è rigidamente antifascista, una parte della destra italiana ha scelto storicamente una strategia di “doppio binario”: da un lato il rispetto formale delle regole democratiche e delle Istituzioni (il giuramento), dall’altro il mantenimento di un legame identitario, affettivo o nostalgico con la propria base storica, spesso espresso attraverso l’ironia, la provocazione o la decontestualizzazione di simboli del Ventennio.
Molti si chiedono perché non intervenga la Magistratura o il Presidente della Repubblica. La risposta è che l’ordinamento italiano punisce i reati (come l’apologia di fascismo, quando mira a ricostituire il partito), ma fa fatica a sanzionare l’opportunità politica o il mancato rispetto dello stile istituzionale.
Il Presidente della Repubblica non ha il potere di revocare il Presidente del Senato.
Le dichiarazioni o i comportamenti privati (come la collezione di busti) vengono fatti rientrare nella libertà di pensiero o nella sfera personale, creando una zona grigia in cui la condotta morale e politica non coincide con l’illecito penale.
Per una parte del Paese, la presidenza di La Russa e la linea politica di Giorgia Meloni rappresentano un arretramento culturale e un’offesa alla memoria storica della Repubblica; per un’altra parte, sono il legittimo risultato di elezioni democratiche che hanno premiato quella specifica forza politica. Il giudizio su questo resta uno dei temi più divisivi e centrali della politica italiana contemporanea. A ciò ha portato il non voto. “Non vado a votare, sono tutti uguali”. No! Non sono tutti uguali.

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