Cantine Federiciane: Il cuore di Napoli in un calice

Fondata nella sua forma attuale nel 1998, l’azienda delle “Cantine Federiciane”, con sede a Marano di Napoli, è guidata dalla famiglia Palumbo (Paolo, Pina e i figli Marco, Antonio e Luca). Eredi di una tradizione che risale agli anni ’50 e giunta con passione alla quarta generazione, coordinano oggi, circa 45 soci tra i Campi Flegrei e la penisola sorrentina. La loro forza è stata puntare sui vitigni simbolo del territorio: Falanghina, Piedirosso e, cuore della produzione, il Gragnano storico. Quest’ultimo è un’eredità del nonno, ispirata a quei vini vivaci che popolavano le scene dei film di Totò. Hanno saputo evolvere questa tradizione attraverso il metodo Charmat (autoclave) elevando la qualità tecnica senza tradirne l’anima verace.
Il risultato resta fedele alla regola d’oro di famiglia: “O VINO BBUON ADDA FA ‘BOTTA”, e quando si versa deve fare una schiuma persistente e bella rispettando le direttive del vino.
Questa solida tradizione ha permesso all’azienda di distinguersi anche quest’anno alla grande fiera del wine a Verona, il Vinitaly. A Cigliano, nel cuore dei Campi Flegrei, è nato un progetto di recupero durato quasi 12 anni. Attraverso la pulizia di quello che era diventato un bosco, sono state ritrovate e riprodotte vecchie piante di uva dalle varietà insolite. Da questo lavoro di recupero nascono due riserve uniche:
•Vigna Cigliano Bianco: Composto da Falanghina con l’aggiunta di Verdeca, Montonico Bianco e Greco.
•Vigna Cigliano Rosso: Base Piedirosso con Aglianico e il raro Marsichese, una varietà particolarissima scoperta proprio in loco.
Per i Palumbo, il vino deve essere “diretto e immediato” per competere all’estero, dove il “Brand Napoli” sta riscuotendo un successo travolgente, portando l’azienda verso New York e il Texas. Accanto alle riserve e all’arte celebrata al Maschio Angioino, spicca il Flegreo Rosato, uno spumante di Piedirosso fresco e dinamico. Essi sottolineano anche che il settore deve cambiare linguaggio perché i giovani oggi cercano velocità e freschezza.
Perché in un mondo dove le nuove generazioni spesso preferiscono i cocktail al classico calice di vino, la sfida è proprio rendere il vino altrettanto smart e attraente, puntando su prodotti vivaci e una comunicazione meno tecnica.
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