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Rifiuti, vietare le coltivazioni nella zona di via Monti PDF Stampa E-mail
Scritto da Nunzio De Pinto   
giovedì 29 luglio 2010
Vernici, diluenti, solventi e amianto. I rifiuti tossici continuano ad abitare moltissime terre del
Napoletano e dell'hinteland casertano. Questa volta vittime dell'ennesimo caso di smaltimento illecito sono state tre zone in particolare: Boscoreale, Poggiomarino e Striano. A scoprire un'organizzazione criminale volta al disastro ambientale è stata la guardia costiera, insieme alla polizia ambientale, i quali, grazie ad un sistema di microtelecamere nascoste, hanno fatto emergere una storia che rende sempre attuale questa una problematica costante. Durante l'operazione "Triangolo delle Bermuda" tre persone sono state arrestate. Questi organizzavano le fasi di interramento dei rifiuti speciali, azione che ha provocato l'avvelenamento della falda acquifera sottostante, dei pozzi adibiti per la captazione delle acque di falda destinate ad uso irriguo-agricolo, oltre che delle coltivazioni (ortaggi-verdure-nocciole) destinate ai consumatori. Una analoga situazione di commistione fra rifiuti interrati e coltivazioni è quella che vede interessata la zona di via Monti, che, sebbene trovasi in territorio di Maddaloni, confina con la città sammarchese. Anche qui bisogna vietare la coltivazione dei campi e vietare che i prodotti della terra vengano inviati in giro per l'Italia. Dopo anni l’ambiente presenta il conto e così in una vasta area a ridosso della nuova tangenziale di Caserta che collega Capua con Maddaloni e l’autostrada Caserta-Salerno, sono spuntate le “fumarole”, non quelle che troviamo presso il sito della “Solfatara” di Pozzuoli, ma solfatare che non hanno nulla di salutare. Si trovano a ridosso di una zona agricola la cui frutta raccolta arriva sulle tavole degli italiani: parte per l’Ortomercato di Milano, per Fondi in provincia di Latina per essere distribuiti in tutta Italia. Fumi che dal terreno aprono varchi e come un vulcano riversano nell’ambiente i loro veleni. Ha ceduto il “sarcofago di terra” che, da quasi un ventennio, ha occultato alla vista i fusti di rifiuti tossici interrati e nascosti nell’ex-cava Moccia. Si sono aperte nuove vie di fuga per l’immissione in atmosfera di fetide esalazioni di gas caustici irritanti per le mucose nasali e per gli occhi (benzene associato a toluene, etil-benzene e xileni). È aumentata la fuga di inquinanti, incontrollata e incontrollabile, dalla Masseria Monti. Ora l'allagamento del perimetro di cava e le oscillazioni stagionali della falda freatica sta causando la mobilitazione dei liquami contaminati sepolti. La mobilitazione istituzionale, dei mesi scorsi, non è servita a mettere in sicurezza il sito e a circoscrivere il rischio ambientale. Materiale volatile pericoloso per chi lo respira. Sulla vicenda del cimitero dei veleni occultati si stanno muovendo, al riparo da giustificati allarmismi, la Guardia Forestale, i Noe, l’ex-Asl Ce1, la protezione civile del Comune di Maddaloni. Anche i sindaci Farina (Maddaloni) e Zitiello (San Marco Evangelista) hanno disposto le prime segnalazioni. I commercianti, i gestori degli opifici, ipermercati, cash&carry, autosaloni, aree di servizio, megastore, e negozi, distribuiti tra Caserta Sud e Maddaloni, in rappresentanza di circa 1.000 lavoratori, hanno presentato una nuova petizione a sostegno della richiesta ufficiale, avanzata dal Dipartimento di Prevenzione del distretto 13 dell'Asl Caserta, di “avviare una campagna di monitoraggio sul grado di inquinamento dei terreni circostanti”, ubicato nel triangolo ex-statale 265, variante Anas Maddaloni-Capua, San Marco Evangelista.
 
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