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Rappresentazione di “Filumena Marturano” PDF Stampa E-mail
Scritto da Carmine Izzo   
mercoledì 10 gennaio 2018
La Compagnia Teatrale “Gli amici del teatro” di Francolise con la locale Associazione Culturale “Il Castello” ha rappresentato la commedia di Eduardo De Filippo “Filumena Marturano” nel teatro dell’Istituto “Piccola Casetta di Nazareth” di Francolise nei giorni 5, 6, e 7 gennaio u.s. e la riproporrà nei giorni 13 e 14 gennaio c.m. La commedia si è potuta rappresentare per la disponibilità del Direttore dell’Istituto rev.do don Vincenzo De Martino e per la preziosa collaborazione delle suore missionarie dell’Istituto. L’ideatore e l’artefice della rappresentazione teatrale è Peppino Simeone, artista autodidatta di notevole talento che annualmente, durante le festività natalizie, mette in scena un lavoro teatrale, sempre apprezzato e condiviso dai cittadini di Francolise  e dell’Agro Caleno. Tutti gli interpreti hanno dato prova delle loro capacità interpretative e artistiche: Veronica Fragnoli, Peppino Simeone, Salvatore Fontaniello, Matilde Cesare, Anna Nuzzo, Assunta Cattolico, Paolo Natale, Tommaso Simeone, Andrea D’Antuono, Salvatore Di Pari, Claudia Cioffi e Vincenzo Ventriglia. Una nota doverosa di merito e di apprezzamento va a Veronica Fragnoli che ha interpretato, in modo magistrale, Filumena Marturano e a Peppino Simeone che si è calato, con la sua comprovata vena artistica, nel sofferto ruolo di Domenico Soriano. Le scene sono state curate dall’architetto Salvatore Di Pari, la fonica e l’impianto scenico da Marco Senese e Renato D’Alterio, il trucco e il parrucco da Assunta Cattolico, gli arredi da Eco 2000 di Mino Sorvillo e la regia da Peppino Simeone. La rappresentazione si è avvalsa della raffinata e sobria presentazione di Claudia Cioffi.
Filumena Marturano è una commedia teatrale in tre atti scritta nel 1946 da Eduardo De Filippo e inserita dall’autore nella raccolta Cantata dei giorni dispari. E’ uno dei lavori di Eduardo più conosciuto e apprezzato dal pubblico e dalla critica internazionale. Scritta originariamente per la sorella Titina De Filippo, che rese una grande interpretazione del personaggio femminile di Filumena, in seguito fu interpretato da Regina Bianchi, Pupella Maggio, Valeria Moriconi, Lina Sastri e Mariangela Melato. La commedia fu tradotta in varie lingue, tra cui l’inglese: nella versione londinese del 1977 fu diretta da Franco Zeffirelli e interpretata da Joan Plowright, moglie del celebre attore Laurence Oliver.
Eduardo mette in scena la crisi della famiglia patrimoniale borghese, quella che è nei desideri di don Mimì, mentre Filumena sa che sarebbe “fondata sul privilegio degli uni sopra gli altri e dunque sull’esclusione dei figli illegittimi”. Filumena è consapevole che per loro il tempo della famiglia basata sull’amore è trascorso “Dummì, ‘o bello de’  ‘figli l’avvimmo perduto… ‘Figliie so chille che se teneno mbraccia, quando so’ piccirille ca te danno preoccupazione quanno stanno malate e nun te sanno dicere che se sèntono… che te corrono incontro cu’ è braccelle apèrte, dicenno <Papà>.  Chille ca’ è vvide venì d’ ‘a scola cu’ ‘e manelle fredde e ‘o nasillo russo e te cercano ‘a bella cosa…”. Filumena sa bene che di quella famiglia rimane ben poco e che, se la si vuol far sopravvivere, bisogna rinsaldare l’unità economica. Forse, col tempo, come spera don Mimì, si formerà una famiglia non più quella persa, ma quella ricostruita, basata sul reciproco rispetto dei coniugi e anche verso i figli di una prostituta.
E’ da condividere totalmente quanto verga la locandina di presentazione dell’evento teatrale che testualmente recita “Filumena è la più cara delle mie creature” così Eduardo definiva il più potente tra i personaggi del suo teatro. La sua è una forza tragica, arcaica dietro la quale irrompe un fondo tutto contemporaneo di vuoto  e di incomunicabilità. E’ la storia di una dona umiliata e offesa dalla vita che riesce a reinventarsi dal nulla un’identità da madre e donna. Filumena vuole solo avere giustizia: e l’avrà, con l’inganno, la menzogna, e la calcolata violenza dei disperati. Da prostituta a mamma, da mamma  a moglie, attraverso le sofferenze e le umiliazioni, fino al trionfo dei sentimenti, alla ricomposizione finale. Solo la sua energia, la forza e la disperata determinazione riusciranno a cancellare i pregiudizi sui suoi trascorsi e sulla sua personale  <disgrazia> di essere nata in una famiglia numerosa che l’ha messa sulla strada a tredici anni, e a riabilitarla agli occhi della società”.
 
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