Luigi Di Lauro mi hai emozionato, non merito tanto elogio

A Bellona, nel cuore dell’agro caleno e del basso Volturno, una frase appesa all’ingresso racconta più di mille discorsi la filosofia di un’Associazione. Da sei decenni Dea Sport è sinonimo di solidarietà, impegno civile, sport, cultura e attenzione verso chi ha bisogno. Al timone, fin dalla costituzione, il giornalista Franco Falco.
«Prendete e portate via senza chiedere».
È una frase che potrebbe sembrare insolita, quasi provocatoria, se letta distrattamente. In realtà, basta varcare la soglia della sede di Dea Sport, a Bellona, per capire che quelle poche parole rappresentano una filosofia di vita.
Non chiedere chi sei.
Non chiedere da dove vieni.
Non chiedere quanto puoi dare in cambio.
Non chiedere spiegazioni a chi tende una mano.
Se c’è qualcosa che può servire, prendila e portala via.
È probabilmente in questa semplicità, più che in qualsiasi documento ufficiale, che si può cercare l’anima di una realtà associativa che da circa sessant’anni opera a Bellona, nell’agro caleno e nel basso Volturno, attraversando generazioni, stagioni difficili, trasformazioni sociali e mutamenti profondi della comunità.
E dentro questa lunga storia c’è un nome che finisce inevitabilmente per coincidere con quello dell’Associazione: Franco Falco.

Una porta sempre aperta
Immaginiamo quella porta nelle giornate d’inverno, quando il freddo sembra rendere più difficile anche soltanto uscire di casa. Oppure nelle mattine d’estate, quando il sole illumina le strade e la vita del paese comincia lentamente a rimettersi in movimento.
Dietro quella porta, per decenni, sono passate persone, storie, necessità, speranze.
Qualcuno avrà avuto bisogno di un aiuto concreto. Qualcun altro di essere ascoltato. Altri ancora avranno cercato un’occasione di incontro, di partecipazione, di sport, di cultura, di socialità.
Ed è proprio questo il tratto distintivo di Dea Sport: non essere soltanto un’Associazione che organizza iniziative, ma una presenza costante nel tessuto della comunità.
Lo sport è stato uno dei suoi strumenti privilegiati, ma non l’unico. Nel corso degli anni l’Associazione ha saputo allargare il proprio raggio d’azione alla solidarietà, alla cultura, all’informazione, alla promozione sociale, alla valorizzazione del territorio e alla sensibilizzazione sui temi che riguardano più da vicino la vita delle persone.
Un’attività ampia, articolata, spesso lontana dai riflettori, che ha avuto come denominatore comune una parola oggi molto utilizzata, ma non sempre praticata: comunità.

Sessant’anni dentro la storia del territorio
Sessant’anni non sono soltanto una ricorrenza.
Sono una porzione di storia.
Sono migliaia di giornate trascorse accanto alle persone. Sono generazioni che si sono succedute. Sono ragazzi diventati adulti, famiglie cambiate, paesi trasformati, problemi nuovi affrontati con gli strumenti disponibili in ogni epoca.
Dea Sport ha attraversato questo lungo periodo cercando di mantenere intatta la propria vocazione originaria: fare qualcosa di utile per gli altri.
In un tempo in cui le associazioni rappresentano spesso uno dei pochi luoghi nei quali il cittadino può incontrare il cittadino senza intermediari, realtà come questa assumono un valore che va ben oltre la singola iniziativa.
Una manifestazione sportiva può diventare un momento di aggregazione. Un incontro culturale può trasformarsi in un’occasione di confronto. Una raccolta di beni può significare un aiuto concreto per una famiglia. Una semplice segnalazione può portare all’attenzione pubblica un problema che rischiava di rimanere invisibile.
È questa la forza del volontariato quando riesce a diventare presenza quotidiana.
E Dea Sport, nel corso della sua lunga esistenza, ha cercato proprio questo: esserci.
Lo sport come scuola di vita
Il nome stesso dell’Associazione richiama una delle sue vocazioni più importanti.
Lo sport, però, non è mai stato inteso soltanto come competizione.
Un campo di gioco insegna a vincere e a perdere. Insegna il rispetto delle regole, il valore dell’avversario, la disciplina, la fatica, la collaborazione. Soprattutto, insegna che nessuno raggiunge un risultato importante completamente da solo.
Per questo l’attività sportiva, soprattutto quando coinvolge i giovani, diventa automaticamente attività sociale.
Dietro una partita ci sono famiglie, educatori, allenatori, ragazzi, amici. Ci sono relazioni che nascono e che talvolta durano per tutta la vita. Ci sono adolescenti che imparano a stare insieme e adulti che riscoprono il valore dell’esempio.
Dea Sport ha interpretato questa dimensione dello sport come una vera palestra di cittadinanza.
Non soltanto medaglie e classifiche, dunque, ma persone.

La solidarietà che non fa rumore
La solidarietà più autentica, spesso, non ha bisogno di annunciarsi.
Non pretende fotografie. Non domanda applausi. Non presenta il conto.
È qui che la frase collocata all’ingresso assume il suo significato più profondo.
«Prendete e portate via senza chiedere».
È quasi un invito a rovesciare la logica dominante: in un mondo nel quale prima di ricevere qualcosa bisogna dimostrare di averne diritto, qui la prima risposta è la disponibilità.
Naturalmente, dietro ogni gesto solidale c’è organizzazione, impegno, lavoro volontario, ricerca di risorse, capacità di coinvolgere persone e istituzioni. Ma il punto di partenza resta sempre quello: la persona viene prima della procedura.
Ed è probabilmente questo uno degli aspetti che hanno consentito a Dea Sport di conservare nel tempo una propria identità.
L’Associazione non si limita a osservare la realtà: prova a intervenire, per quanto possibile, laddove emerge una necessità.
Cultura, informazione e memoria
L’altra grande direttrice lungo la quale si è sviluppata l’attività di Dea Sport è quella culturale e informativa.
Non è un caso che alla guida dell’Associazione ci sia un giornalista.
Franco Falco ha portato nel lavoro associativo quella particolare sensibilità che appartiene a chi è abituato a raccontare le persone, a raccogliere testimonianze, a cercare notizie, a mettere in relazione fatti apparentemente lontani.
La comunicazione, in questa prospettiva, non diventa semplice cronaca, ma strumento di partecipazione.
Raccontare un territorio significa anche conservarne la memoria. Significa dare un volto alle persone che lo hanno costruito. Significa impedire che il lavoro di tanti volontari, sportivi, educatori, amministratori, associazioni e semplici cittadini finisca nel dimenticatoio.
E così la storia di Dea Sport diventa anche una sorta di archivio umano dell’agro caleno e del basso Volturno.
Una storia fatta non soltanto di grandi avvenimenti, ma soprattutto di piccoli gesti.

Franco Falco, sessant’anni al timone
Poi c’è lui, Franco Falco.
Direttore e anima dell’Associazione fin dalla sua costituzione, Falco rappresenta il filo rosso che unisce le diverse stagioni di Dea Sport.
Sessant’anni sono un tempo enorme per qualsiasi esperienza umana e associativa. Significano avere avuto la pazienza di ricominciare molte volte, la capacità di adattarsi alle trasformazioni e, soprattutto, la convinzione che il progetto iniziale meritasse di essere portato avanti.
Il giornalista ha messo a disposizione dell’Associazione una caratteristica fondamentale del proprio mestiere: la capacità di guardare oltre la superficie.
Un volto non è mai soltanto un volto. Una notizia non è mai soltanto una notizia. Un problema sociale non è soltanto una statistica.

Dietro c’è una storia
E forse è proprio questo il modo migliore per comprendere la lunga esperienza di Falco: la continua ricerca delle storie che meritano di essere ascoltate e raccontate.
Nel suo percorso, giornalismo e impegno sociale sembrano essersi alimentati reciprocamente. Da una parte la necessità di raccontare ciò che accade; dall’altra la volontà di fare qualcosa perché certe realtà possano cambiare.
Una combinazione che ha permesso a Dea Sport di mantenere una forte riconoscibilità nel territorio.
Il presidente e il peso della continuità
Essere alla guida di un’Associazione per decenni significa anche assumersi il peso della continuità.
Vuol dire conservare una memoria, ma nello stesso tempo evitare che la memoria diventi immobilismo.
Vuol dire sapere che ciò che funzionava ieri potrebbe non essere sufficiente domani.
Falco ha attraversato stagioni sociali completamente differenti: l’Italia della ricostruzione e del boom economico, le trasformazioni degli anni Settanta e Ottanta, le crisi successive, l’avvento della comunicazione digitale, i nuovi bisogni sociali.
In questo lungo viaggio, la sfida è sempre stata la stessa: rimanere fedeli allo spirito originario senza smettere di cambiare.
È un equilibrio tutt’altro che semplice.
Ma forse è proprio questa la spiegazione della longevità di Dea Sport.

Una storia fatta di persone
Se si chiedesse a qualcuno di raccontare Dea Sport, probabilmente non comincerebbe da un elenco di iniziative.
Comincerebbe da una persona.
Poi da un’altra.
Poi da un ricordo.
Una partita. Una manifestazione. Una raccolta di solidarietà. Un incontro. Una premiazione. Una giornata trascorsa insieme. Una telefonata arrivata quando c’era bisogno di aiuto.
Le associazioni vivono attraverso le persone che le compongono.
I bilanci, le sedi, le carte e i programmi sono necessari, ma non sono l’anima di un’Associazione.
L’anima è rappresentata dalle relazioni.
E Dea Sport, dopo sessant’anni, può vantare proprio questo patrimonio: un capitale umano costruito lentamente, anno dopo anno.
«Senza chiedere»: la parola più importante
Torniamo allora a quella frase.
«Prendete e portate via senza chiedere».
Potrebbe essere il titolo di un romanzo. Potrebbe sembrare l’incipit di una storia ambientata in un piccolo paese del Sud, dove una porta rimane aperta e dietro quella porta si incontrano uomini e donne, giovani e anziani, persone fortunate e persone in difficoltà.
In realtà è qualcosa di più semplice e, proprio per questo, più potente.
È una dichiarazione di intenti.
Dice che la solidarietà non deve umiliare chi la riceve.
Dice che aiutare non significa mettere l’altro nella condizione di sentirsi in debito.
Dice che la dignità di una persona viene prima della curiosità di sapere perché abbia bisogno di aiuto.
E dice, soprattutto, che una comunità è davvero tale quando nessuno viene lasciato completamente solo.
Una porta che continua ad aprirsi
Dopo sei decenni, Dea Sport continua così a rappresentare una di quelle realtà che spesso lavorano lontano dal rumore.
Non sempre fanno notizia. Non sempre ricevono riconoscimenti proporzionati alla quantità di lavoro svolto. Ma continuano a esserci.
Ed è forse questo il riconoscimento più importante.
Perché il vero valore di un’Associazione non si misura soltanto dal numero delle iniziative organizzate, ma dalle persone che riesce a raggiungere e dalle relazioni che riesce a costruire.
A Bellona, nell’agro caleno e nel basso Volturno, Dea Sport ha costruito in sessant’anni una presenza che appartiene ormai alla storia sociale del territorio.
E davanti alla sua sede quella frase continua a parlare.
«Prendete e portate via senza chiedere».
È un ordine gentile. Un invito. Quasi una promessa.
Come se qualcuno, dall’altra parte della porta, dicesse ancora oggi: entra, non avere paura, non devi spiegare tutto. Se qui c’è qualcosa che può esserti utile, prendila.
Poi, magari, fermati.
Perché dopo aver ricevuto, prima o poi, arriva il momento di restituire.
Non necessariamente con denaro o con grandi gesti.
A volte basta una parola.
Una mano.
Un’ora del proprio tempo.
Un’idea.
Un sorriso.
È così che le associazioni diventano comunità.
Ed è così che sessant’anni possono trasformarsi non in un traguardo, ma in un nuovo capitolo della stessa storia.
La storia di Dea Sport.
La storia di Bellona.
La storia di un territorio.
E, inevitabilmente, la storia di Franco Falco, l’uomo che per sei decenni ha tenuto aperta quella porta.  La sua casa e il suo impegno non sono mai stati a porte chiuse; al contrario, la “porta sempre aperta” di Franco Falco è diventata nel tempo un simbolo di solidarietà concreta. Per chiunque avesse bisogno di un consiglio, di un supporto o semplicemente di una parola di conforto, Franco c’è sempre stato, incarnando quei valori comunitari che oggi più che mai appaiono rari e preziosi.
A testimonianza dell’impatto straordinario della sua dedizione e del profondo legame con il territorio, il Comune di Bellona (CE) gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Un riconoscimento solenne che celebra non solo il suo percorso umano e sociale, ma anche il rispetto e l’affetto incondizionato che le istituzioni e i cittadini nutrono nei suoi confronti.
L’eredità umana di Franco Falco continua così a essere un esempio luminoso di come la generosità senza riserve possa trasformare una vita individuale in un bene prezioso per tutti.

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