“Padroni di sabbia” di Salvatore Minieri – Reportage dalla Città più abusiva d’Italia

Conosco Salvatore Minieri da quando eravamo poco più che ragazzi. devo a lui la scoperta di tanta buona musica, soprattutto Jazz, Weather Report, Incognito, l’eleganza degli Spyro Gyra, l’energia nordica dei Mezzoforte …ancora me li porto nel cuore. Erano anni di scoperte e di lunghe chiacchierate. Poi, come accade nel naturale fluire della vita, le nostre strade si sono separate. In quella giovinezza così intensa, i miei sei o sette anni di età in più creavano un divario generazionale che allora sembrava fare la differenza, portandoci a perderci di vista per lungo tempo.
L’ho ritrovato anni dopo, scoprendo l’uomo e il professionista che è diventato. Salvatore è oggi un giornalista di ottima fattura, una firma coraggiosa che ha scelto di mettere il proprio talento al servizio della verità, spesso a caro prezzo. Le sue inchieste hanno scoperchiato realtà raccapriccianti, come il caso della discarica di rifiuti più grande d’Europa nell’ex area Pozzi a Calvi Risorta, e hanno saputo fare luce sugli scandali delle ecomafie che hanno ferito il nostro Mezzogiorno. Un impegno civile che non è passato inosservato, purtroppo, nemmeno a chi avrebbe preferito il silenzio, procurandogli minacce e attentati intimidatori che però non ne hanno piegato la determinazione.
Oltre il giornalismo, Salvatore ha scritto anche diversi libri che hanno perlopiù indagato il mondo della criminalità. In attesa di leggere il suo ultimo lavoro, “L’infame”, ormai prossimo all’uscita, vi racconto del suo primo, “Padroni di sabbia”.
L’opera è un viaggio incredibile nella genesi e nell’evoluzione del degrado ambientale e sociale che ha colpito il Litorale Domizio, con un focus centrale sul Villaggio Coppola a Castel Volturno, la più grande speculazione edilizia del mondo occidentale, un progetto nato con l’illusione di creare la “Perla del Tirreno” e trasformatosi nel giro di pochi anni in un incubo di cemento abusivo. Ma non aspettatevi un freddo saggio infarcito di numeri o atti giudiziari perché la forza di Salvatore sta proprio nella capacità di raccontare questa catastrofe attraverso una miriade di retroscena, aneddoti e situazioni che appaiono quasi surreali. La sua scrittura è scorrevole, chiara e ricca di dettagli che svelano il “dietro le quinte” di un sistema di potere spregiudicato. Sono pagine che riescono a essere persino divertenti nella loro drammaticità, mostrandoci interessi esogeni e ras locali che convergevano nella grottesca assurdità di recintare il mare e cementificare il sogno di un’intera costa.
In questo scenario di abusivismo e follia, Salvatore ha il merito di far emergere figure per certi aspetti eroiche che hanno provato a resistere. Penso al magistrato Donato Ceglie, baluardo contro i crimini ambientali e, soprattutto, a Mario Luise, storico Sindaco di Castel Volturno negli anni ‘70 e ‘90 la cui figura mi è particolarmente cara perché è quella di un uomo che ha lottato con dignità estrema per il suo territorio e di cui ho amato i libri, tra cui quel “Il fiume narrante” che ho già avuto modo di recensire qui su fiumiamare. C’è un filo invisibile che lega il racconto di Luise alla penna di Minieri ed è la salda volontà di non rassegnarsi allo scempio dei nostri territori e di denunciare lo status quo dei ghetti di Pescopagano, Bagnara, ex Cirio e Destra Volturno “buoni solo a fare campagna elettorale, o magari a scriverci un libro da presentare il più lontano possibile da qui.”
Leggendo queste pagine ho avvertito le stesse passioni che Salvatore aveva già da ragazzino. C’è un ritmo narrativo che conquista e che rende accessibile a chiunque una storia complessa e amara. Ci ricorda che la bellezza è un equilibrio fragile e che, quando viene spezzato per avidità e per disattenzione, ciò che resta è solo un vuoto desolante. Se il Jazz che Salvatore mi proponeva era “ordine nel caos”, il cemento dei “Padroni di sabbia” racconta invece il caos che distrugge l’ordine naturale dei nostri fiumi, dei nostri mari, dei nostri paesi.

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