Largo Santella di Bellona – La misura dell’anima e il destino di Nerino

Quanto scriviamo non è una storiella, ma la verità. Si è verificato in largo Santella a Bellona.
Ci sono gesti che raccontano chi siamo molto più di mille parole. Ostruire quel piccolo foro nella vecchia porta non è stato un atto pratico, né una necessità legata al decoro o al fastidio. È stata una scelta consapevole, dettata da un rancore sordo che sembra non risparmiare nessuno, nemmeno chi chiede solo un angolo di riparo dal freddo.
Ora che Nerino è morto, travolto da un’auto sull’asfalto, resta da chiedersi quale sia il senso di tanta ostilità. Nerino non toglieva nulla a nessuno: cercava soltanto un rifugio, una crepa nel muro per sentirsi al sicuro. Per farlo mangiare c’era una nostra animalista che ci provvedeva. Negare persino quello spazio minimo non è stato un semplice atto di indifferenza, ma la manifestazione di un rifiuto totale verso la vita e verso gli altri, uno specchio di quella rabbia interiore che finisce per consumare chi la prova.
Il valore di una persona si misura dal modo in cui si rapporta a chi è del tutto indifeso. C’è chi sceglie la cura e il rispetto quotidiano, chi di fronte a una mosca fastidiosa alza la mano per allontanarla invece di schiacciarla, perché riconosce la sacralità di ogni piccola esistenza. E poi c’è chi preferisce chiudere ogni varco, voltare le spalle e lasciare che la strada faccia il resto.
Nerino non c’è più, ma la sua scomparsa lascia un segno indelebile. Resta la profonda amarezza per una vita spezzata che si sarebbe potuta salvare con un minimo di empatia, e resta la consapevolezza che l’odio e la rigidità non arricchiscono mai chi li nutre, ma scavano soltanto un vuoto ancora più grande.

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