La TV libera è nata a Napoli, dal genio dell’Ing. Pietrangelo Gregorio

C’è una storia che l’Italia “ufficiale” ha preferito dimenticare, una storia fatta di cavi stesi tra i balconi e di visioni a colori in un mondo che vedeva ancora in bianco e nero. È la storia di Pietrangelo Gregorio, l’Ingegnere napoletano dai 400 brevetti, dall’autovelox al fototachimetro, dallo schermo 3D più grande del mondo, fino al disco pluricanale (permetteva di stipare su un 45 giri, ben 728 canzoni) e che ha inventato la TV privata ben prima che il Nord ne rivendicasse il merito.
Mentre Biella muoveva i primi passi e Milano ancora sonnecchiava, Gregorio aveva già trasformato Napoli nel laboratorio tecnologico più avanzato d’Europa. Con la sua Telenapoli, l’Ingegnere non si limitò alle trasmissioni televisive ma cablò tutta la città con 380 chilometri di cavo, collegando centinaia di locali pubblici e bar storici come il Gambrinus, Caflisch, il Brasiliano e il Motta. Fu un’impresa incredibile che diede vita alla struttura televisiva più avanzata del continente con 150 dipendenti, 6 studi a colori e 5 teatri di posa. Nel 1971, mentre la RAI era ancora ferma al monopolio e poteva esser vista solo in bianco e nero, Gregorio trasmetteva già tutte le tappe del Cantagiro a colori, anticipando la TV pubblica di ben sei anni.
Il vero capolavoro di Gregorio fu la capacità di capire e interpretare l’anima di Napoli, trasformandola in comunicazione di massa. Quando la trasmissione via etere fu liberalizzata, nacque Canale 21, una televisione che immediatamente divenne un punto di riferimento importante per l’informazione e per il costume. È qui che la TV divenne “popolare” nel senso più nobile del termine.
Impossibile dimenticare il contributo di giganti come Angelo Manna e il suo “Il Tormentone” che non era solo un programma, era un tribunale del popolo. Con il suo stile colto, graffiante e visceralmente legato alla città, Manna usava la TV che Gregorio gli metteva volentieri a disposizione come uno strumento per denunciare i disservizi, risvegliare le coscienze e difendere l’identità napoletana contro ogni sopruso. Era una emittente che faceva tremare il Potere, capace di creare un legame fortissimo con i telespettatori attraverso programmi come “Filo Diretto” che Gregorio conduceva personalmente e che ha rappresentato uno dei primissimi esempi di televisione di servizio e di denuncia.
Canale 21 è stata anche la casa del Napoli di Maradona; il suo VG21 News è stato per molti una scuola di Giornalismo; i bei programmi sulla lingua e la cultura napoletana erano curati dal compianto Linguista Renato De Falco; e per quanto riguarda lo spettacolo ha portato il grande teatro nelle case ed è stata una palestra per tantissimi Artisti che lì si sono fatti le ossa. Una “Tv di prossimità” che, senza mai “abbassare” il livello culturale, non si è mai limitata a intrattenere ma viveva in simbiosi con il territorio.
Tuttavia, la genialità a Napoli si paga a caro prezzo. La storia di Gregorio è anche la cronaca di un Davide contro Golia. Mentre Berlusconi occupava abusivamente le frequenze e a Milano trovava banche pronte a finanziare l’impero delle frequenze, Gregorio combatteva una guerra solitaria. Arrivò a disturbare i segnali del futuro “Cavaliere” per difendere il proprio spazio, finché la politica non disegnò leggi su misura, come quella di Craxi, per favorire i soliti noti e rendere obsoleta la tecnologia via cavo in cui Napoli aveva primeggiato.
Ad oggi di Pietrangelo Gregorio non ci sono serie Netflix o biografie best-seller. Resta però il fatto indiscutibile che la TV libera è un primato napoletano e ricordarlo significa restituire a Napoli l’orgoglio di aver acceso la luce del futuro quando il resto d’Italia brancolava ancora nel buio del monopolio. Pietrangelo Gregorio, in definitiva, non ha costruito solo una televisione, ma ha regalato a una città intera il diritto di vedersi, raccontarsi e, finalmente, riconoscersi libera.

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