Muri e cinismo: la re-immigrazione di Salvini pesa sulla coscienza

Dieci anni fa a Lampedusa è arrivato, tra gli altri, un bambino di un anno e mezzo. La mamma che lo aveva portato con sé su quel barcone non ce l’ha fatta: “È andata in Cielo”, dice il bambino che oggi ha 11 anni. “E io me la immagino come un angioletto che mi sta qui sulla spalla”, continua, toccandosi la spalla destra con la mano sinistra.
Una palla regalatagli da una persona che lo ha accolto sul molo di Lampedusa gli ha asciugato le lacrime di paura e smarrimento dopo lo sbarco.
Quella di Leo è una delle migliaia di storie e di drammi vissuti da chi parte per mare in cerca di salvezza. Storie che hanno esiti diversi. La sua è cambiata il giorno in cui una coppia di genitori italiani lo ha adottato. Con determinazione e coraggio, la mamma adottiva ha cofondato l’associazione @mammeperlapelle, nata contro il razzismo e la burocrazia che attanaglia lo straniero, e per sostenere le mamme adottive di bimbi non italiani e le mamme straniere.
In questi giorni in cui Lampedusa è tornata al centro del mondo migrante – grazie anche alla visita di un Papa statunitense – ho conosciuto tanti minori appena arrivati e poi lui, Leo. È un fenomeno non solo perché tira di pallone alla grande e perché vuole diventare medico come il dottor @pietrobartolo_official, che lo ha seguito da quando è sbarcato al Favaloro, ma perché vuole che la sua esperienza drammatica non sia un handicap, bensì un aiuto per gli altri. Leo ha incontrato il Papa insieme ad altri bambini e gli ha regalato una lettera e un pallone.
Quest’anno sono state oltre 1.300 le vittime stimate solo sulla rotta del Mediterraneo centrale. Decine i bambini. Grazie, Salvini. Continua pure con la tua re-immigrazione: sulla coscienza porti la mamma di Leo e tutte le altre vittime del Mediterraneo.
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