Salvini e il ritorno al passato: la nuova emergenza sono i meridionali

La Lega ha scovato la sua nuova emergenza nazionale. No, niente panico: non sono più i nordafricani. Il nuovo “pericolo” per Matteo Salvini e i suoi fedelissimi è rappresentato da pugliesi, calabresi, siciliani, lucani e campani. Cittadini colpevoli di avere un contratto di lavoro a Milano, la residenza al Sud e la sfrontatezza di voler compiere un gesto profondamente sovversivo: votare dove vivono.
Il dibattito è noto: permettere finalmente ai fuorisede di votare nelle elezioni politiche nella Città in cui studiano o lavorano, risparmiando loro i soliti viaggi della speranza in treno o in aereo a ogni tornata elettorale. Una colossale battaglia di civiltà a cui la Lega risponde erigendo le barricate. Il motivo? Una colpa imperdonabile, sintetizzabile nel teorema salviniano: “Sono meridionali e di sinistra, alterano il risultato del voto”.
A completare l’opera e a tradurre in chiaro il pensiero del “Capo” ci pensa Luca Toccalini, coordinatore della Lega Giovani, che dichiara senza giri di parole:
“Non c’è dubbio che la maggior parte arrivi dal Sud per studiare e lavorare al Nord. Se 50mila calabresi votano nei collegi di Milano alterano il risultato del voto”.
La fisica quantistica del leghismo
Nella fisica politica della Lega di Salvini, il cittadino meridionale esiste in due stati simultanei ma contrapposti:
A Reggio Calabria è un elettore legittimo (specie se serve a raccattare voti per il progetto della “Lega Nazionale”).
A Milano si trasforma improvvisamente in un sabotatore democratico.
Il messaggio che traspare da questa linea politica è tanto retrogrado quanto esplicito: Spingi il carrello, calabrese. Stacca il turno di notte, pugliese. Fattura e taci. Ma la scheda elettorale lasciala giù al paese, che qui al Nord ci intorbidisci l’urna.
La linea della successione
A Matteo Salvini – che nell’arte di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato vanta un talento d’oro – era rimasto un solo, grande cruccio: trovare un erede. Qualcuno capace di raccogliere la fiaccola del vecchio “anti-meridionalismo” di stampo bossiano, mai del tutto digerito, e di guardare negli occhi milioni di lavoratori del Sud per liquidarli con la consueta dichiarazione discriminatoria.
Ebbene, Salvini può dormire sonni sereni. L’erede c’è, ha trentacinque anni, è milanese e definisce “alterazione del risultato” il semplice esercizio del diritto di voto da parte di cittadini italiani. La successione nella Lega è cosa fatta: il Sud torna a essere il bersaglio perfetto.
Stampa questo post

