Teano – L’Alberghiero è stato intitolato a San Francesco Caracciolo, patrono dei cuochi

Sabato 13 giugno 2026, il Collegio Docenti dell’Istituto Foscolo di Teano e Sparanise, all’unanimità dei 168 votanti, ha voluto intitolare la Sala Ristorante e lo stesso Istituto Alberghiero di Viale dei Platani a Teano alla memoria di San Francesco Caracciolo, patrono dei Cuochi italiani, compatrono di Napoli dal 1843 e fondatore dell’Ordine dei Chierici Regolari Minori. Fu proclamato Santo nel 1807 da Papa Pio VII.
Il legame tra San Francesco Caracciolo e Teano è duplice: la madre del Santo, Isabella Barattucci, apparteneva alla nobile famiglia sidicina, e la città è oggi una tappa fondamentale del Cammino di San Francesco Caracciolo. Ma chi è San Francesco Caracciolo, la cui memoria è stata accolta da tutti con grande entusiasmo?
Quando nel 1585 il giovane Principe Ascanio Caracciolo arrivò a Napoli, aveva 21 anni ed era appena guarito da una grave malattia. Aveva lasciato l’Abruzzo, Villa Santa Maria di Chieti dov’era nato il 13 ottobre 1563, per raggiungere la capitale del viceregno spagnolo in groppa a un cavallo. Napoli ormai era da quasi un secolo in mano spagnola, era diventata la città più popolosa d’Europa e aveva prodotto un brulicare di lazzari affamati che occupavano le strade, i vicoli e gli androni delle chiese in qualsiasi ora del giorno e della notte. Tanti derelitti e malati si affidavano alla Compagnia dei Bianchi di Giustizia, una congregazione collocata presso l’ospedale degli Incurabili, che si occupava di assistere i carcerati, i condannati a morte e le loro famiglie. Ascanio Caracciolo, andato a Napoli per diventare nobile Cavaliere, diventò “Principe mendicante”, membro della Compagnia dei Bianchi di Giustizia, decidendo di assistere i carcerati, i malati, i lebbrosi, gli indemoniati e i condannati a morte.
I membri della congregazione raccoglievano le elemosine per la città e dovevano essere riservati: non dovevano rivelare i nomi dei confratelli e giravano sempre coperti da un lungo abito bianco con cappuccio. Poi, nel 1588, Ascanio fondò l’Ordine dei Chierici Regolari Minori e cambiò il suo nome per assumere quello di Francesco, il Santo che aveva lasciato tutto per aiutare i poveri. Di lui adotterà l’esempio di carità e il forte spirito di umiltà.
Oggi Napoli lo ricorda con il suo busto d’argento nella Cappella del Tesoro di San Gennaro, a Santa Maria della Misericordiella, nella basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, nella chiesa di Santa Maria di Monteverginella e all’eremo dei Camaldoli; Teano lo ricorda nella lapide posta sul palazzo Caracciolo-Barattucci, nella grande sala Ristorante e nello stesso titolo dell’Alberghiero, che rimarrà per sempre dedicato a San Francesco Caracciolo, il “Principe povero”, patrono di tutti i Cuochi e i Ristoratori d’Italia.

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