L’Appello della Repubblica e di Garibaldi. Quel 2 giugno contro il ritorno del fascismo

Il 2 giugno non è mai stata una semplice data sul calendario, né una parata di retorica istituzionale. È, per definizione, l’atto di nascita di un’Italia che ha scelto di camminare a testa alta, lasciandosi alle spalle le macerie morali e materiali della dittatura. Ma quando la memoria si sbiadisce, sorge la necessità di un appello patriottico, un richiamo alle armi dello spirito che unisce la nascita della Repubblica alla figura più dirompente del nostro Risorgimento: Giuseppe Garibaldi.
Se l’Eroe dei Due Mondi fosse stato testimone della scelta del 1946, non avrebbe avuto dubbi. E oggi, di fronte ai rigurgiti di intolleranza, al revisionismo storico e al pericolo mai del tutto sopito del fascismo sotto nuove vesti, quel richiamo risuona più forte che mai.
Esiste un legame indissolubile che unisce le camicie rosse garibaldine ai partigiani che hanno liberato l’Italia. Non è un caso che le più numerose brigate della Resistenza portassero proprio il nome di Brigate Garibaldi.
L’antifascismo come secondo Risorgimento: Se il primo Risorgimento ha unificato l’Italia geograficamente, la Resistenza e il successivo referendum del 2 giugno 1946 l’hanno unificata nei valori di libertà e uguaglianza.
La Repubblica come compimento: Garibaldi, repubblicano convinto che dovette scendere a patti con la monarchia sabauda per il bene superiore dell’unità, avrebbe visto nel 2 giugno il coronamento del suo sogno più puro: un’Italia democratica, in mano al popolo e non a una corona compromessa con il regime.
Oggi il fascismo non si presenta quasi mai con il fascio littorio o le camicie nere; si insinua più subdolamente nel linguaggio dell’odio, nel disprezzo per le istituzioni democratiche, nel nazionalismo escludente che calpesta i diritti civili e sociali.
“La Repubblica non si difende da sola. Vive sulle gambe dei cittadini che la sostengono, nella voce di chi non si gira dall’altra parte davanti alle ingiustizie, e nel coraggio di dire ‘No’ a ogni deriva autoritaria”.
Rispondere all’appello della Repubblica e di Garibaldi oggi significa riscoprire l’orgoglio della democrazia. Significa capire che la libertà conquistata settant’anni fa non è un conto in banca garantito per sempre, ma un giardino che va coltivato ogni giorno.
Questo 2 giugno, festeggiare la Repubblica significa fare una scelta di campo netta, senza sfumature o ambiguità: quella dell’antifascismo militante, culturale e sociale. Perché l’Italia è, e rimarrà sempre, una Repubblica democratica nata dalla Resistenza. E Garibaldi, ideale partigiano tra i partigiani, avrebbe firmato questo appello col sangue.

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