Stalking – Commette reato chi minaccia anche tramite lo stato di WhatsApp

Rischia una condanna per stalking chi minaccia anche solo tramite post e foto sullo stato di WhatsApp. Gli screenshot devono essere raccolti dalla vittima o da amici e trasmessi alla Polizia che non può prelevarli direttamente, altrimenti violerebbe le norme sulle intercettazioni. È quanto affermato dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione che, con un nuovo orientamento giurisprudenziale sancito dalla sentenza n. 12242 del 31 marzo 2026, ha respinto il ricorso di un uomo che perseguitava l’ex anche con i social. Per gli Ermellini, di cui ha scritto il sito Cassazione.net, rileva Giovanni D’Agata, Presidente dello “Sportello dei Diritti”, il motivo è fondato e, al riguardo, hanno ricordato che “Integra il delitto di atti persecutori non solo la persecuzione posta in essere mediante contatti insistenti molesti, ingiuriosi o minatori direttamente con la vittima, ma anche mediante contatti indiretti, ad esempio, su piattaforme social o di messaggistica che, pur non inviati direttamente alla vittima, siano destinati ad essere letti da terzi a lei vicini, che l’agente sappia o preveda ragionevolmente possano raggiungerla”. Nel caso concreto, l’imputato, consapevole che la persona offesa lo avesse bloccato, ha volutamente utilizzato il proprio “stato”, visibile ai comuni contatti, come strumento per veicolare offese e minacce, confidando ragionevolmente che le amiche e conoscenti della vittima gliele riferissero, non mancando, peraltro, di chiamare ripetutamente taluni di loro, sempre con toni molesti, se non insultanti e minatori, nella consapevolezza, evidentemente, che tanto sarebbe stato saputo dalla donna.
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