Transumanza: un Viaggio dal Tempo e nel Tempo…

È il nuovo saggio della Prof.ssa Antonella Colonna Vilasi*: “Storia e cultura della transumanza tra Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e Puglia” ed è il tredicesimo volume della collana “Studi di intelligence” in collaborazione con il Centro Studi Intelligence. In un’epoca in cui tutto sembra accelerare e smaterializzarsi, la transumanza offre una forma diversa di viaggio: concreta, essenziale, profondamente umana. In questo nuovo libro della Prof.ssa Antonella Colonna Vilasi c’è l’invito a camminare accanto a chi ancora pratica questa antica migrazione stagionale. Ed ecco la risposta alla domanda che sorge spontanea: «Professoressa perché ha scritto della Transumanza?» ed ecco la risposta: «Seguire la transumanza significa entrare in un mondo che resiste: un mondo in cui la natura non è solo sfondo, ma interlocutrice; in cui i pastori leggono il cielo come una mappa e riconoscono nella traccia di un sentiero un sapere tramandato, mai scritto. In un’epoca in cui tutto sembra accelerare e smaterializzarsi, la transumanza offre una forma diversa di viaggio: concreta, essenziale, profondamente umana».
E ritornano alla mente ricordi di nonni/bisnonni che governavano un piccolo gregge, unica fonte di ricchezza per la famiglia in un’epoca povera di beni materiali ma ricca di valori. Quanta nostalgia!
La parola “transumanza” deriva dal verbo “transumare”, ossia “attraversare”, “transitare sul suolo”. Il verbo è costituito con l’accostamento del prefisso latino trans che vuol dire “al di là”/”attraverso”, e della parola latina humus che vuol dire “suolo/terreno”.
In Italia questa antica usanza prese le mosse principalmente a partire dall’Appennino abruzzese, volgendo sia verso la Maremma toscana e laziale (i resti di un antico tratturo si trovano nei pressi di un guado del Tevere, tra Fiano Romano e Passo Corese a nord di Roma) sia soprattutto verso il Tavoliere delle Puglie. Consisteva nel trasportare gli animali dai monti abruzzesi e molisani, ai ricchi pascoli della Maremma e del Tavoliere. Nel meridione, in particolare, l’importanza economica di tale attività era tale da essere gestita da due specifiche istituzioni del Regno di Napoli: la Regia dogana della mena delle pecore, con sede a Lucera e poi a Foggia, e la Doganella d’Abruzzo. Dopo il 1447 divenne la principale fonte economica per molti paesi abruzzesi e tale rimase fino alla fine del 1800. Gli Aragonesi vollero far sviluppare l’industria della lana. A riprova della rilevanza di tale pratica nell’economia e nella società, è stato calcolato che nella metà del XV secolo non meno di tre milioni di ovini e trentamila pastori percorressero annualmente i tratturi e che l’impatto che la pastorizia esercitava era tale da fornire sussistenza, direttamente o indirettamente, a metà della popolazione abruzzese. Nel XVII secolo i capi coinvolti erano circa cinque milioni e mezzo. Il trasferimento delle mandrie di ovini e bovini avveniva alla fine della stagione calda, per andare in cerca di zone adatte dove il bestiame poteva trovare dei pascoli in grado di sfamare gli animali. All’inizio di una nuova stagione calda, si transumava nuovamente verso i pascoli più freschi del Molise e dell’Abruzzo. Tutto ciò avveniva tramite dei sentieri assai larghi, detti tratturi. Il viaggio durava giorni e si effettuavano soste in luoghi prestabiliti, noti come riposi o “stazioni di posta”. Con l’Unità d’Italia i contadini poterono riscattare i terreni dedicati ai pascoli e dedicarli alla coltivazione. Questo portò alla diminuzione dell’economia legata alla transumanza, per i pastori fu un duro colpo e molti di loro furono costretti a emigrare in altre parti del mondo. Con l’avvento della moderna zootecnia e l’allevamento intensivo direttamente negli allevamenti l’attività di transumanza si è fortemente ridotta. Al giorno d’oggi è praticata soltanto in limitate zone italiane, specialmente in alcune località alpine e prealpine ed in altre appenniniche del Molise, dell’Abruzzo (principalmente verso il Tavoliere o l’Agro Romano), della Campania, della Puglia, della Basilicata e del Lazio, nonché in Sardegna dai pastori di Villagrande e Arzana ed in Sicilia nella zona delle Madonie, e sui Nebrodi. Dall’antichità ci giunge la testimonianza di Marco Terenzio Varrone, poeta e scrittore latino del I secolo a.C., nella sua opera didascalica “De re rustica”, riferisce: che “le greggi di pecore a lungo vengono allontanate dalla Puglia verso il Sannio in estate…” considerando la transumanza come un fenomeno economico che si incardinava nelle rendite dello stato romano durante il periodo sannitico. Riporta, inoltre stralci di vita dei pastori che, con i loro spostamenti, congiungevano distanti pasture e l’obbligo di questi di segnalare le greggi che conducevano al pascolo nei territori pugliesi al fine di corrispondere il tributo, dovuto alle casse di Roma, per fruire dell’attraversamento delle strade pubbliche (calles publicae). Narra di guardiani di greggi che migravano, con cadenza stagionale, dalla Daunia e dal Bruzio trasferendosi nelle aree del Sannio e della Lucania. (l’antica Daunia corrispondeva all’attuale provincia di Foggia, a buona parte della nuova provincia di Barletta-Andria-Trani e l’estrema propaggine settentrionale della moderna provincia di Potenza, mentre “i Bruzii” costituivano una popolazione italica che durante il 4° sec. a.C. si stabilì nel territorio dell’attuale Calabria). Anche Virgilio, nelle Georgiche, e Plinio il Giovane descrissero pastori che conducevano greggi di pecore in pascoli molto distanti fra loro. Molti scrittori sono stati in passato ispirati dalla transumanza dei butteri della Maremma e dei pastori dell’Abruzzo. Un ricordo particolare è stato delineato, in tempi più recenti, anche da Gabriele D’Annunzio nella poesia I pastori, in cui si legge:
«Settembre, andiamo. È tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori, lascian gli stazzi e vanno verso il mare: scendono all’Adriatico selvaggio, che verde è come i pascoli dei monti”»
Un plauso doveroso e sentito alla Prof.ssa Antonella Colonna Vilasi che con questa nuova opera ci invita a camminare accanto a chi ancora pratica questa antica migrazione stagionale. A scoprire le storie che si nascondono dietro ogni gregge, le emozioni che accompagnano le partenze e i ritorni, le trasformazioni sociali e ambientali che mettono alla prova questa tradizione. Ma è anche un tentativo di capire perché, nonostante le difficoltà, la transumanza continui a vivere e cosa abbia ancora da insegnarci, e… mi vien da dire: “Cosa c’è di più bello del trascorrere una notte al chiar di luna e delle stelle…GRAZIE Antonella!…”
(*) Responsabile del Centro Studi sull’Intelligence – UNI, Ente di Ricerca registrato presso il MIUR, MISE e la Commissione Europea, Professore Universitario di Intelligence che collabora in numerose riviste scientifiche, con articoli su Intelligence e Sicurezza e con numerose Agenzie ed Università.
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