Roccamonfina – ‘Mi scoppia l’anima’ di Emilia Prata

‘Mi scoppia l’anima’, il libro dalla copertina rossa come la forza delle emozioni, è una raccolta di poesie che la scrittrice, nonché docente di Lettere e rinomata archeologa Emilia Prata ha pubblicato di recente. La incontriamo per scoprire dettagli e curiosità del suo nuovo libro.
D. Già autrice di ‘Memorie di una testa tagliata’ e ‘Fina, storia di un multiverso’, adesso ha deciso di pubblicare un volume che contiene due racconti brevi dal titolo ‘Elena’ e ‘Al Louvre’ e trenta poesie. Da cosa nasce La sua passione per la poesia?
R. In realtà, la poesia è il mio primo amore. Scrivo versi da quando avevo tredici anni, ho quaderni pieni di appunti, massime, dediche, pezzi di vita, diari immaginati, storie reali o presunte. Ad agosto di quest’anno, ho provato a selezionare una parte di questo materiale e ne è venuto fuori ‘Mi scoppia l’anima’. L’ho proposto al mio editore e subito ci siamo messi all’opera per una pubblicazione.
D. La scrittura ha quindi preso il posto dell’archeologia?
R. Non proprio. Credo che questo possa essere considerato il mio ultimo tentativo di scrittura. Sento di dover tornare agli studi storici, all’archeologia. Tutto quello che avevo da dire sotto altre forme, dal romanzo ai versi, si conclude molto probabilmente con quest’opera. Spero di aver fatto un lavoro all’altezza delle persone che mi vogliono bene.
D. Nel testo si leggono un’introduzione ed una postfazione riferite all’individuo, in che senso?
R. In queste due parti del libro mi soffermo sulla poesia come dimensione privilegiata dell’individuo, che accresce l’anima e ne fa la sua misura assoluta.
D. Da quali sensazioni nascono i Suoi pensieri?
R. I testi, sia quelli in versi che quelli in prosa contenuti nel libro, ruotano intorno alla passione smisurata, all’amore, al desiderio, all’utopia, al tempo surreale e denso che lasciano certe sensazioni.
D. Le tematiche affrontate nei versi sono varie?
R. Sì, alcune sono più irriverenti e si discostano dal tema centrale.
D. Ci sono anche versi dedicati al Suo paese.
R. Certo, ed è stato particolarmente bello pensare a Roccamonfina in termini poetici: con la parola al punto giusto anche i contrasti palpabili di un luogo possono rivelare sogni ed identità sociali intoccabili.
D. Ma ci sono anche versi dedicati ad argomenti forti, di attualità, come ad esempio la violenza sulle donne.
R. Non poteva mancare una riflessione su quanto accade nella società. Il testo più doloroso da scrivere è stato, infatti, ‘Ferita’. Il mio intento è quello di dedicare dei versi alle donne che hanno subito violenza di ogni genere e far arrivare al lettore la rabbia, riuscire a dirne senza diventare scontata. ‘Sono tutte le donne per terra dopo uno schiaffo’: partita da questo incipit è, poi, venuto fuori il resto. La poesia ha il grande potere di creare empatia, anche quando diventa irriverente o polemica. Anzi, la sete di denuncia è uno dei messaggi più potenti di cui l’arte poetica dispone. Ne parlo brevemente nella postfazione, di questa e di altre sue funzioni.
D. In questa raccolta, c’è un testo a cui è particolarmente affezionata?
R. Si, è ‘Poesia’, perché l’ho scritta in uno dei rari momenti in cui mi sono sentita padrona di una sensazione positiva, duratura ed incorruttibile.
D. Dentro di Lei, come è avvenuto il passaggio dal romanzo alla poesia?
R. È stato quasi naturale. Ogni volta che ho concluso un romanzo, da I fiori del re a Fina. Storia di un multiverso, ho sempre pensato che avrei dovuto scrivere il seguito, far continuare a vivere i personaggi di quelle storie sulla pagina. Tuttavia, ogni volta mi è sembrata un’operazione riduttiva: ho sempre voluto che quelle figure restassero in un cerchio perfetto, magari continuando ad essere altro nelle teste dei lettori e nella mia, ma in uno stato di sospensione che aprisse a mille possibilità. Ed è esattamente ciò che dà la poesia: la dimensione delle mille possibilità in un’estensione sospesa, impalpabile ma non per questo effimera, e che proprio per questo, e soprattutto per questo, assomiglia più di qualsiasi genere letterario alle cose migliori che ci accadono nella vita.
D. Dopo aver scritto un libro di poesie, il Suo stato d’animo ha subito mutamenti?
R. Non parlerei proprio di mutamenti. Piuttosto per me scrivere poesie rappresenta da sempre un concedersi alla leggerezza, alla sensazione preziosa di appartenere a qualcosa di più grande del ‘qui ed ora’. La poesia ti porta a scavare a fondo nell’anima, te la fa ‘scoppiare’ solo per poi ricomporla e darla al mondo più luminosa. Ecco, dopo aver scritto un libro di poesie, forse è la sensazione di luminosità quella che mi è rimasta, uno sguardo nuovo su tutte le cose, la percezione di sentirmi più libera dalle dimensioni dello spazio e del tempo.
D. Come definisce la poesia?
R. La poesia è lo spazio dell’irripetibile, la comunicazione perfetta, il cerchio senza sbavature.
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