Roccamonfina – La principessa Fina vive tra mito e realtà

Il murale che ritrae la bella principessa Fina a Roccamonfina racconta un po’ l’origine di una cittadina che vive nella caldera di un vulcano spento e vanta origini antiche. Nel 250 d.C. si andrebbe a collocare la vicenda che vede protagonista Fina, la bella fanciulla dalle sembianze quasi divine, e l’imperatore Decio che governò per appena trenta mesi, ricordati per uno dei più tempestosi periodi a causa delle continue invasioni dei barbari. La leggenda, come riportato dal Curato Don Girolamo Perrotta (1695-1791) primo storico di Roccamonfina e dando per buono un documento apocrifo, narra che Roccamonfina sia stata fondata verso l’anno 250 dell’Era Volgare proprio per disposizione dell’imperatore Decio, pazzamente innamorato della bellissima Fina figlia di Teles, fratello dell’imperatore Filippo Arabo. Dopo la proclamazione di Decio, Teles con la figlia Fina e dieci famiglie decise di fuggire da Roma, ma il neo imperatore in preda allo struggente amore che lo spingeva verso l’amata, decise di abbandonare la Città Eterna per andare alla ricerca della fanciulla; seguendo le preziose indicazioni fornite da due pastorelli, figli di un certo Gilio Mago, riuscì a trovarla sul paradisiaco Orto della Regina, tutt’oggi visitabile, presso il Monte Santa Croce e coronare il sogno d’amore sposandola. In segno di gratitudine concesse l’attestato di nobiltà a Gilio Mago e ai suoi figli, accordando loro il privilegio di dipingere sullo stemma di famiglia tre monti sormontati da tre gigli. Ordinò poi di costruire, ai piedi del monte, una Rocca che in onore di Fina assumesse il nome di Roccamonfina e sullo stemma, rappresentato da una fortezza su tre monti (Santa Croce, Monte Frascara e Lattani) fossero collocate le quattro lettere L.A.M.F. (Locus Arcis Meæ Finae), proprio per tramandare alle generazioni future il luogo del ritrovamento della sua sposa. In merito alla spiegazione delle lettere impresse sullo stemma della cittadina, il Perrotta, come riportato dal Canonico Parroco Don Fabrizio Tabellario, si propose di dare una spiegazione più o meno convincente delle quattro lettere (L.A.M.F.) e dei nomi imposti alle diverse borgate. “Non discuto sui nomi che molto probabilmente potettero derivare da quelli delle famiglie romane fondatrici di Roccamonfina, nego solo che il fatto leggendario di Fina abbia dato origine alle lettere dello Stemma. Sorvolando sulle due prime: L (locus) A (arcis) dico che la terza e la quarta non si riferiscono all’episodio di Fina, ma alludono alla natura del luogo dove Roccamonfina è situata. Quindi non deve leggersi M (meæ) F (fina), ma M (montis) F (fini) come costantemente la nostra Rocca viene contrassegnata nei documenti originali ed innegabili”. Leggenda o verità, questa vicenda rende ancora più affascinante un luogo che ancora oggi ha tanto da offrire e rivelare; è una piccola oasi immersa in una strabiliante natura che rasserena gli animi con l’aria frizzantina e riempie gli occhi attraverso uno spettacolo eterno proprio come la sua storia, che durante le stagioni non smette mai di stupire per la varietà della flora e della fauna di cui è da sempre dotata. A tutte queste bellezze, di recente, se n’è aggiunta un’altra, questa volta realizzata dalla mano dell’uomo: l’artista internazionale Alex Shot che ha ritratto l’affascinante Fina su di un intero muro, permettendo alle nuove generazioni di porsi domande e di conoscere la storia, talvolta avvolta da leggenda, di un territorio che è parte del passato di un popolo, da cui si sono ereditate tutte quelle tradizioni che orgogliosamente lo caratterizzano.

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