“Roccamonfina, Archeologia e storia di un territorio dagli Ausoni ai Briganti” di Emilia Prata

Intervista inedita – Incontriamo Emilia Prata, Docente di Lettere e Archeologa, in occasione della ristampa del testo interamente dedicato a Roccamonfina che rappresenta “un territorio di confine dalle grandi risorse”. Il volume, sulla base di una corposa documentazione archivistica ed interpretazione puntuale delle più recenti indagini archeologiche che hanno interessato l’area alle pendici occidentali del vulcano, prende in esame la sua storia, dall’età preromana all’unità d’Italia. L’opera offre un quadro interpretativo completo e nuovo degli aspetti topografici, antropologici e sociali, con lo scopo profondo di nuovo degli aspetti topografici, antropologici e sociali, con lo scopo profondo di stimolare un’azione di ricerca, di conservazione e di valorizzazione condivisa.
D. Inizialmente non aveva intenzione di mandare in ristampa il suo libro “Roccamonfina. Archeologia e storia di un territorio dagli Ausoni ai Briganti”, cosa le ha fatto cambiare idea?
R. L’idea di far fare una ristampa del volume è nata dalle molte richieste che in questi anni mi sono arrivate. Quando è stata pubblicata la prima edizione le copie sono andate subito a ruba: è stata veramente una soddisfazione grandissima vedere tanto interesse per la storia del mio territorio.
D. Perché il suo libro ha suscitato tanto interesse?
R. Perché in esso è contenuto uno studio puntuale che fa riferimento alle più recenti indagini archeologiche che hanno interessato l’area alle pendici occidentali del vulcano di Roccamonfina. Infatti, il mio obiettivo principale è stato quello di capire cosa realmente avesse vissuto questo territorio di confine tra Lazio e Campania in età preromana.
D. Da dove nasce la scelta di approfondire queste indagini archeologiche?
R. Dalla curiosità di cercare quello che per anni è stato il tassello mancante nelle relazioni, seppur estremamente interessanti e complete, degli storici locali del secolo scorso. Gli scavi archeologici che si sono succeduti negli ultimi decenni non possono non essere tenuti in conto per una ricostruzione chiara delle dinamiche insediative che hanno interessato il territorio di Roccamonfina prima del Medioevo: da questa urgenza è partita tutta l’idea della pubblicazione, in particolare dopo aver partecipato con una relazione specifica su questi temi al convegno ‘Isti (Aurunci) graece nominatur’, in cui fu fatto il punto sulle conoscenze storico-archeologiche riferibili agli Ausoni/Aurunci.
D. Quali sensazioni si provano “nell’incontrare il passato?”
R. Sensazioni sottili, di appartenere all’eterno e di poterne definire anche i contorni. Fare esperienza del passato attraverso lo studio storico e la metodologia della ricerca archeologica è un precipitare continuo verso il non ignoto. Genera stabilità, compattezza: è come dare alla natura friabile della terra che contiene ricordi un contenitore dove prendere forma. Questa è forse la sensazione che sento da sempre. In particolare, il contatto con il passato di un territorio in cui si nasce e si vive permette di definire la propria identità o di scegliersi dei punti di ritorno certi. Un po’ come il concetto di nòstos per i Greci.
D. Quali, le novità rispetto alle pubblicazioni essenziali di G. Perrotta, F. Tabellario e G. Tommasino?
R. Beh, considerato che io considero G. Perrotta, G. Tommasino e F. Tabellario dei punti di riferimento imprescindibili per la ricerca storica di tutta la storia antica della Campania settentrionale, c’era ancora la necessita di completare il quadro alla luce dei recenti scavi archeologici che hanno interessato l’argo sessano e la piana del Garigliano. Questi, di fatto, hanno ridisegnato la topografia dei rapporti tra le popolazioni preromane presenti nell’area. C’era dunque la necessità di fare un passo avanti nella ricostruzione storica e socioculturale dell’area. Ne ho sentito la responsabilità: spero di aver fatto cosa utile nel tempo, per chiunque voglia approcciarci alla storia di questa parte di mondo.
D. Il volume è strutturato in tre blocchi temporali distinti, quali e perché.
R. L’analisi contenuta nel volume invita a ripercorrere la stratificazione storica di Roccamonfina attraverso i resti archeologici, le testimonianze della cultura materiale, le tracce della cultura letteraria ed artistica, in una coerenza cronologia che prevede tre blocchi temporali distinti (Alle origini di Roccamonfina – In Castro Rocce Monfini – L’Ottocento di Roccamonfina: Baroni e Briganti). Nella seconda sezione, inoltre, è presente una tabella di sintesi con le evidenze archeologiche divise per secoli e la rispettiva evoluzione del toponimo ‘Roccamonfina’ nei principali documenti storici, dal IX al XVIII secolo. Ogni sezione è, inoltre, introdotta da una sintesi che dà una panoramica chiara dei contenuti che si andranno a leggere: mi era sembrata una cosa utile per il lettore che volesse selezionare il periodo e le tematiche a cui dare priorità in un primo approccio al testo.
D. Chi le è stato accanto in questo viaggio nel passato?
R. Per le foto devo un grazie immenso ad Emanuele Petteruti e Mario Di Pippo; per gli schizzi, i disegni e la ricostruzione grafica del castello di Roccamonfina in base alle fonti scritte a Carlo Di Pippo, per la prefazione al Prof. Silvano Franco, per le traduzioni dei testi dal latino a mio padre Aurelio.
D. Da cosa deriva questa sua particolare predilezione verso questo lavoro che ripropone dopo alcuni anni?
R. A questo lavoro sono affezionata perché si porta dietro la parte migliore del mio mondo emotivo ed intellettuale. Ecco tutto. Per questo ne ho atteso la ristampa come si attende un ritorno. É l’esito della mia formazione come storica presso l’Università Vanvitelli e la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università di Salerno, che mi hanno fornito gli strumenti migliori per la ricerca sul campo e lo studio delle fonti antiche. Questo è il libro in cui ho messo in pratica tutto il mio amore per Roccamonfina e quello per la ricerca!
D. Negli ultimi anni ha pubblicato due romanzi, “Memorie di una testa tagliata” (2021) e “Fina. Storia di un multiverso” (2023), sicuramente diversi dal lavoro di anni fa, che ripropone oggi.
R. Dare potere alle parole, evocare universi, sentimenti, emozioni in cui far identificare il lettore, è un bel modo di stare al mondo. Potrei dire che i romanzi sono stati il sogno realizzato della me adolescente, che voleva diventare da grande una scrittrice. Questo volume rappresenta, invece, la fatica che sta oltre il sogno, prima e dopo di esso. Un sogno al cubo, che ha il valore aggiunto ed il peso della formazione, dello studio, dell’attaccamento al territorio e alle sue immense potenzialità.
D. Ha progetti per il futuro?
R. Sicuramente, prima o poi, dovrò approfondire il culto della dea Mefitis. Nel libro faccio più volte riferimento al noto frammento con l’iscrizione …[MIFINEIS]… rinvenuto in località La Surienza come parte di un antico tratto di captazione delle acque per un condotto costruito in epoca romana e conservato nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Accenno alla suggestione dell’esistenza di un santuario pagano sul Monte La Frascara connesso con la dea, come punto di aggregazione dei centri rurali presenti nell’area fino all’Alto Medioevo e fino alla fondazione della primitiva chiesa dedicata alla Santa Croce nell’area più interna. Si tratta di suggestioni derivate dalle indagini finora realizzati e dal confronto con i pochi documenti materiali disponili: non mi sono potuta spingere oltre, ma ho l’obiettivo di farlo quanto prima. E, poi, c’è la poesia: non so se mai riuscirò a fare una selezione dei testi poetici scritti finora. Benedetto Croce, come ricordava Fabrizio De André, diceva che fino a 18 anni tutti scrivono poesie e che, da questa età in poi, ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Ecco, io spero di non appartenere mai alla seconda categoria, per nessun motivo. Alla scrittura in generale devo questo dolce obiettivo quotidiano!

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