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Le teorie pedagogiche che si sono avvicendate

Le teorie pedagogiche che si sono avvicendate negli ultimi anni di studio, ricerca e formazione hanno portato a cambiare i modelli educativi, prestando maggiore attenzione alle relazioni sociali tra figure predominanti come quelle dei genitori e quelle degli insegnanti rispetto ai figli e agli alunni. Tra i fenomeni più preoccupanti sviluppatisi come conseguenza dalla dipendenza da Internet è il fenomeno chiamato “hikikomori”. Questo fenomeno è di derivazione giapponese, ormai presente nella loro società da ben quindici anni, il termine è composto dalla sostantivizzazione di due verbi: “hiku” e “komoru”. Questo fenomeno tratta di un rifugiarsi, di uno stare in disparte, con l’idea stessa del chiudersi. Questo studio accurato del fenomeno è stato fatto da uno psichiatra, Saito Kamachi, che usò questa parola riferita ad adolescenti o adulti di una fascia di età più giovane, ovvero 14-30 anni. Un fenomeno che produce una letargia con una conseguente incomunicabilità anche per un periodo lungo come sei mesi. Si annovera una sintomatologia psicopatologica che, dall’agorafobia al disordine dello spettro autistico, dalla sindrome di Asperger al disordine del deficit dell’attenzione, possono essere associati anche a depressione, distimia, ansia, mutismo selettivo, che porterebbero conseguentemente in casi gravi al disturbo schizoide della personalità. Del fenomeno “hikikomori” si è occupato anche il Ministero giapponese della salute perché questa letargia negli ultimi anni si sta prolungando in una condizione di stabile dipendenza economica dalla famiglia. Sono quattro le parole più interessanti e caratterizzanti questo fenomeno ovvero “withdrawn” (ritiro), “shut-in” (chiusura verso l’interno), “shut-out” (chiusura verso l’esterno) e “retreat” (allontanamento, elisio).

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