Lo Stendardo di Ur

La Sala 56 del British Museum londinese è il luogo dove è conservato lo “Stendardo di Ur”, un’opera di tarsia lignea della civiltà sumera del XXV secolo a.C. di autore ignoto. L’antica vestigia è venuta alla luce durante gli scavi archeologici nella plaga di Ur, la città del Dio lunare Nanna, un insediamento urbano inquadrato nell’area della cosiddetta “Fertile Crescent”, e precisamente in Mesopotamia. Sir Charles Leonard Woolley, noto archeologo inglese, diresse i lavori di scavo per 12 anni a partire dal 1922: la zona del complesso sacrale del ritrovamento, la Necropoli reale, fu oggetto di grande interesse storico del Museo britannico e del Museo di archeologia e antropologia dell’Università della Pennsylvania. Il reperto, rinvenuto nella sepoltura reale classificata come “PG 779”, avello associato al Sovrano Ur-Pabilsag della prima Dinastia, presenta due tavole frontali con profilato rettangolare, e due riquadri latistanti a figura trapezoidale: l’elegante colore nero è dovuto ad una copertura di bitume, e, esempio raffinato di arte musiva, mostra decorazioni di preziosi lapislazzuli azzurri, iridescenti madreperle, valve decorative del minore degli Oceani e pietre sedimentarie cremisi. Il cimelio, secondo la ricostruzione woolleyiana, doveva servire per pratiche devozionali quale ex voto suscepto per riti religiosi popolari come “macchina a spalla” ante litteram nei cortei o come oggetto devozionale nei luoghi consacrati al culto religioso. Il figurato artistico in 2D dei quattro pannelli è tripartito a bande parallele, ed è contornato da elementi esornativi. Le rappresentazioni dello Stendardo, in atto di ossequio e riverenza alla Maestà reale, istoriano scene di pace e circostanze militari, e sono una vera e propria testimonianza su usi e costumi dell’epoca. Nel primo pannello si vede in alto una scena conviviale, e a seguire un corteo dove sono presenti anche animali domestici. Di grandezza diversa rispetto alle altre figure rappresentate è l’effige di Re Ur-Pabilsag, che indossa il tipico kaunace di lana con frangiature canoniche dell’aristocrazia sumera, assenti nell’abbigliamento delle altre immagini rappresentate. La facciata presenta un musico con uno strumento a corda e un artista del canto, commensali e inservienti, mercanti e coltivatori, mentre il lato opposto mostra il ceto militare con carri da guerra e onagri, la fanteria dell’esercito sumero e i lancieri preceduti dai prigionieri. Alcune figure sono rappresentate di taglio, mentre altre di prospetto, in ottemperanza ai canoni artistici della culla della civiltà sviluppatasi tra i fiumi Tigri ed Eufrate: anche su questo pannello il successore del Re A-Imdugud è rappresentato con dimensioni maggiori rispetto alle altre raffigurazioni.

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