L’Urlo di Munch

Løten, cittadina della Contea di Innlandet, è il luogo natio del pittore norvegese Edvard Munch, allievo di Christian Krohg e uno dei maggiori rappresentanti dell’Espressionismo, un movimento artistico i cui proseliti accentuavano gli aspetti emozionali ed introspettivi della psiche sublimando ciò che è reale ed aderente al concreto. L’orientamento culturale dell’Espressionismo può considerarsi in antinomia con il filone artistico dell’Impressionismo: l’antitesi si basa sulla levata di scudi verso la realtà, che viene rappresentata non mediante il senso della vista ordinaria, ma attraverso astrazioni psichiche dell’anima. L’Unterbewusstsein (l’inconscio), la psicoanalisi freudiana e la filosofia bergsoniana rappresentano il background intellettuale alla base del movimento artistico. Munch realizzò diverse rielaborazioni dello Skrik, una delle quali è conservata presso la Nasjonalgalleriet, la Galleria Nazionale della Contea di Oslo: è un quadro realizzato con tempera, oli siccativi e pigmenti, e pastello su supporto di cartone. Il dipinto raffigura Utsikten, una strada del sobborgo di Ekeberg del Regno di Norvegia e l’autore ritrae in primo piano il protagonista: una figura umanoide sconvolta, una sagoma atterrita di un replicante, una difforme figura ofidica che urla di dolore. Chi osserva la scena percepisce oppressione e panico aurorale, disperazione e cardiopalmo cosmico, un tetro “mal di vivere” universale: le mani del protagonista stringono e deformano il capo calvo che rievoca un teschio umano, la contrazione spasmodica della bocca è dissonante e sgraziata, le labbra appaiono marce e disfatte, gli occhi stralunati, le froge slargate. Sulla sinistra del quadro due uomini si allontanano dalla scena e in un esemplare del dipinto, uno dei due individui appare appoggiato noncurante al guardavia: il loro atteggiamento è apatico e distaccato, e sembrano non sentire il lacerante urlo di dolore dell’amico, mostrando l’universalità dell’ipocrisia morale del genere umano. Pennellate intense e pastose di nuance cremisi e di colore ocra arancio si alternano nell’etere corruscato rendendo l’atmosfera drammatica e greve. La recinzione della strada, anziché dare l’idea del guardrail protettivo, sembra essere un insormontabile sbarramento atto a bloccare eventuali vie di fuga. Le sfumature pervinca del costone e le tonalità cobalto della rupe aumentano ancor più il pathos della scena. Diversi studi e disegni preparatori hanno preceduto l’esecuzione dell’opera, che fa parte de “Il Fregio della vita”, l’insieme della produzione artistica del pittore “osloenser”. Munch definirà la sua arte una “autoconfessione” e scriverà: “Per suo tramite io cerco di far luce sul mio rapporto con il mondo”. Il dipinto rappresenta l’universalità degli atteggiamenti morali del “Fin de siècle”: indifferenza, tedio, disfattismo e degrado culturale hanno portato l’uomo ad una défaillance etica, ad un malessere psicologico, ad un ristagno spirituale. Gli anni a cavallo del XIX secolo e quello successivo portarono alla persuasione dello scadimento delle virtù e delle probità del genere umano, che coinvolse anche il culto religioso e il governo dello Stato: le sicurezze e le verità dell’800 naufragarono e svanirono al sorgere di punti di vista inediti e nuove ottiche cognitive.

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