Busto di Francesco I d’Este

La Galleria Estense di Modena conserva la raccolta dei capolavori artistici della Casa ducale d’Este, nobile stirpe derivata dagli Obertenghi, principesca dinastia d’Oltralpe. La famiglia, nel tempo, si dedicò al collezionismo d’arte in tutte le sue forme: nel Museo geminiano sono conservate, tra l’altro, tele raffinate, eleganti sculture e ricercati anaglifi; nella Wunderkammer (Camera delle meraviglie) sono custoditi pregiati strumenti musicali e una fine produzione ceramica; la collezione possiede anche antiche ricchezze monetarie e preziosa medaglistica. Il palmarès artistico annovera opere di Maestri d’Arte di fama planetaria: tra le altre quelle dell’urbinate Raffaello Sanzio, del candiota Domínikos Theotokópoulos (El Greco), del sivigliano Diego Velázquez, del veneziano Jacopo Robusti (Il Tintoretto). Anche il partenopeo Gian Lorenzo Bernini, artista versatile della corrente barocca, va annoverato tra nomi più altisonanti della collezione estense. Il figlio primogenito del Duca Alfonso III, Francesco I, dapprincipio aveva pensato di far realizzare un mezzobusto dallo scultore bolognese Alessandro Algardi, allievo dell’Accademia del Carracci. Successivamente decise di affidare l’incarico allo scultore napoletano per la sua esperienza pregressa e per la capacità di saper realizzare una statua sulla base di ritratti, come aveva fatto per la scultura di Sua Maestà Re Carlo I Stuart, sovrano d’Inghilterra, avendo come modello il “Ritratto di Carlo I in tre posizioni” del pittore Antoon van Dyck di Anversa. L’artista Justus Sustermans, anch’egli del Belgio settentrionale, e l’artiere francese Jean Boulanger di Troyes, realizzarono dei ritratti del figlio della Principessa Isabella di Savoia, che vennero utilizzati dal Bernini per la realizzazione del mezzobusto. Sua Eminenza il Cardinale Rinaldo d’Este dovette intercedere per vincere l’iniziale riluttanza del Bernini, che nell’anno 1651 terminò l’opera, consegnandola al Duca di Modena e Reggio per un lauto cachet di 3.000 scudi. La scultura, realizzata in marmo di carrara, è uno “State portrait”, un ritratto di Stato la cui funzione era quella di consegnare alla storia l’importanza del soggetto rappresentato. La morbidezza del movimento è il risultato armonico che si osserva nella rotazione del capo, rappresentato secondo i canoni della scultura fiamminga con postura a trequarti: dall’attento esame della perfezione dei tratti somatici e dall’espressione icastica del volto si desume lo studio meticoloso e accorto effettuato sui ritratti in suo possesso. La parrucca, segno dell’elevata condizione sociale dell’aristocratico emiliano, è scolpita con virtuosismi marmorei che ripropongono una nutrita cesarie inanellata. Il mantello fa scorgere la gorgiera e l’armatura, caratteri simbolici di nobiltà militare, e sembra librarsi in volo sospinto da un’aura impalpabile e leggera. L’Accademico dei Lincei statunitense Irving Lavin, scomparso lo scorso anno nel New Jersey, descrive l’opera berniniana come la raffigurazione dell’archetipo del principe valoroso, del prode guerriero, del cavaliere ardito che personifica i principi dell’etica religiosa e degli ideali del cristianesimo.

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