Riprende dignità il monumento che custodisce le tombe delle vittime dell’eccidio nazista

Sparanise – C’è una cosa in questi giorni dei morti che non può passare inosservata: è stato restaurato il monumento alle vittime dell’eccidio nazista del 22 ottobre 1943 a Sparanise ed è stata ridata alle vittime la dignità dei martiri. Grazie al sindaco Salvatore Martiello e all’amministrazione comunale, infatti, quest’anno i loculi delle 39 vittime dell’eccidio nazista sono stati rimessi a nuovo. E così tutte le tombe che lo scorso anno erano abbandonate nell’incuria quest’anno hanno ripreso lustro e dignità. Entrando nel cimitero in questi giorni tutti lo hanno potuto notare. Grazie: é stato un bel regalo per il paese che non può dimenticare l’eccidio nazista del 22 ottobre 1943. Passano gli anni ma quel tragico episodio rimane impresso nella mente di tutti gli sparanisani: giovani e meno giovani. Il 22 ottobre l’intero paese ricorda quel giorno con una manifestazione cui parteciperanno il Sindaco Salvatore Martiello, i reduci dell’associazione Nazionale Combattenti e gli alunni delle scuole locali. Il programma prevede la Santa Messa per i caduti, la deposizione di corone commemorative davanti ai due monumenti ai caduti ed il corteo degli alunni e dei cittadini per Via Martiri 22 ottobre 1943 per la deposizione di una corona d’alloro sul monumento dedicato ai martiri del 22 ottobre a Sparanise. Il racconto di quei fatti è stato pubblicato nel libro “La guerra addosso” di Paolo Mesolella. Le testimonianze orali non sono concordi nella ricostruzione dei fatti, sia in relazione alle cause che determinarono l’ eccidio, sia in relazione al numero di morti in Via de Renzis il 22 ottobre del 1943. Tuttavia le diverse testimonianze, sono precedute da una ricerca storica di Graziadei, partigiano, uomo di lotte contadine, sindaco di Sparanise e deputato del Partito Comunista Italiano. La testimonianza di Corrado Graziadei riguardo alla strage del 22 ottobre 1943 è quella più fedele e attendibile, dato che ci restituisce vicende vissute in prima persona. Nel saggio ” La rivolta del Sud” del 1955 Corrado Graziadei fornisce un quadro d’insieme su aspetti rilevanti della Resistenza in Terra di Lavoro, e l’ opera costituirà il punto di riferimento per gli studi di Giuseppe Capobianco. E’ stato d’altronde lo stesso Corrado Graziadei, il 22 ottobre 1944 , ad un solo anno di distanza dalla strage, a voler commemorare insieme al Comitato di Liberazione le vittime della ferocia nazista e ad inaugurare la strada intitolata ai martiri del 22 ottobre. A Sparanise un contadino ferisce mortalmente un tedesco e ventisette persone sono massacrate sotto gli occhi dei loro congiunti ai margini del paese in via De Renzis. Tale testimonianza la ritroviamo negli Atti Parlamentari del 17 dicembre 1954, ove si legge testualmente :” A Sparanise il ferimento di un nazista rapinatore portò alla rappresaglia contro 27 cittadini, tra cui donne e bambini”. Quindi per Graziadei i morti per la rappresaglia di via De Renzis erano solo 27. Corrado Graziadei riconduce le cause dell’eccidio di Sparanise ad una rappresaglia in seguito a colpi di fucile di un contadino contro un soldato tedesco. Tale testimonianza serve per confutare l’ipotesi della storica napoletana Gibraudi, la quale si mostra convinta che le cause dell’eccidio del 22 ottobre 1943 vanno ricercate nell’aiuto fornito dalle donne ai prigionieri del Campo di Concentramento tedesco di Sparanise, ma l’ipotesi della Gibraudi si fonda su testimonianze poco attendibili di cittadini timorosi di affrontare un tema così delicato e doloroso per la comunità. Anche le testimonianze degli Americani concordano con la tesi di Corrado Graziadei di una rappresaglia contro la fucilata di un contadino. Graziadei, con il suo scritto, ci è di aiuto anche nel definire il numero delle vittime di via De Renzis, ossia 27 cittadini e non 39 , secondo altre testimonianze.Anche nella mostra documentaria allestita dalla Regione Campania del 1975 si fa riferimento a 27 persone . Tale numero è confermato dagli storici Aldo De Jaco nel libro “1943, la Resistenza nel Sud” e dai lavori di Giuseppe Capobianco “La giustizia negata” e ” Il recupero della memoria”. Aldo De Jaco, che si occupò anche lui dell’eccidio di Sparanise, scrive testualmente: “ Sparanise: Persone uccise per brutale malvagità numero 26 ed una donna che allattava un bambino di 4 mesi”.

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