I dipinti di Gauguin alla National Gallery

“L’enigma celato in fondo agli occhi infantili di una donna tahitiana è e rimane incomunicabile”.
L’inquietudine e la mancata conoscenza dell’ignoto hanno sempre fatto parte dell’immaginario e della “mente pittorica” di Paul Gauguin, esponente del primitivismo parigino, complici le varie sfere d’influenza: impressionista, orientaleggiante, post-impressionista nei colori e bretone.
La vita dell’artista fu caratterizzata da numerosi viaggi, il primo a seguito della famiglia a Lima, in Perù, scenario della sua infanzia, poi il trasferimento in Danimarca con i cinque figli e la moglie Mette Sophie Gad e il successivo ritorno a Parigi dove fece la conoscenza di Vincent Van Gogh, amicizia da cui scaturirono burrascosi litigi dovuti alla difficile convivenza dei due, poi la breve esperienza in Martinica e nella realtà tahitiana, che decretò la più vasta produzione del pittore e la stesura del suo primo libro, “Ancien Culte Mahorie”.
Tornato infine a Parigi per due anni intraprese in seguito nuove mete verso Copenhagen e la Bretagna, cercando di programmare un ulteriore viaggio in Polinesia. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Hiva Oa, nelle isole Marchesi, dove, scrisse altri due volumi: “Racontars de Rapin” e “Avant et après”.
Accanto alla ricerca delle origini tramite il viaggio, spiccano le correnti stilistiche che hanno influenzato le opere di Gauguin, delineando le figure ieratiche, con caratteristiche proporzionali egizie e paleocristiane al tempo stesso; la tecnica del cloisonnisme”, una linea scura che delimitava i margini delle figure, a donare compiutezza fine, come se le pennellate fossero parti integranti di un mosaico, ed infine i colori, un surclassamento dei canoni impressionistici, mediante la celebrazione dei colori primari e ancor di più il rafforzamento dei colori secondari, con l’esaltazione di nuance quanto mai estive.
A dare forza alla piattezza estetica delle figure la loro forza caratteriale: volti non sguardi, espressioni mimiche impercettibili che avvolgono lo spettatore nelle emozioni dei soggetti e nelle loro vicissitudini. Questo il fulcro dell’esposizione proposta alla National Gallery, una mostra che propone attraverso oltre 50 opere, un viaggio nella mente dell’artista.
Dal 7 ottobre prossimo al 26 gennaio 2020, Gauguin Portraits, prodotta da Credit Suisse, vedrà l’esposizione di capolavori provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo, partendo dal Musée d’Orsay di Parigi, alla National Gallery of Art di Washington, passando dal The Art Institute of Chicago sino ad arrivare al Museo Nazionale di Arte Occidentale di Tokyo.
Il percorso si suddividerà in sale: la prima ospiterà gli autoritratti, con opere in arrivo dal Musée d’Orsay di Parigi, in cui prevarrà la componente innocente ed infantile dei suoi soggetti; la seconda ospiterà le difficili relazioni che hanno dato vita ai lavori di Gauguin, dalle liti con Van Gogh e altri artisti, al rapporto con la moglie durante gli ultimi anni; nella terza si valorizzeranno un busto in legno di de Haan e gli ultimi dipinti di Hiva Oa.
La ricerca delle origini, la passione per figure, gesti, culture e comunità è notevole, perché per Gauguin solo “chiudendo gli occhi per poter vedere” riusciremo a trovare la vera natura dell’uomo, insita nell’origine della sua anima.

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