La Croce: da strumento di vergogna ad emblema di salvezza

E’ cominciato il triduo pasquale, il tempo Liturgico più importante di tutta la cristianità. Il Venerdì Santo è il giorno in cui si ricorda la Morte di Cristo sulla croce. E’ doverosa qualche parola in merito a questo simbolo divenuto attraverso Gesù di Nazareth il simbolo della fede cristiana. Basta pensare che l’imperatore Costantino I (imperatore dal 306 – 337 d.C.) nel 312, prima della battaglia del Ponte Milvio contro Massenzio, fece incidere la croce sugli scudi romani con la scritta: “In hoc signo vinces” (in questo segno vincerai). Costantino trionfò e da allora il Cristianesimo fu eletta (attraverso l’Editto di Milano – 313 d.C.) religione di Stato erigendo Chiese e luoghi di culto per i Cristiani che non dovevano più temere Persecuzioni (ricorderete le Catacombe). La croce diventa simbolo di Roma e simbolo di Salvezza ma non è stato sempre così. I racconti dei Vangeli sulla passione e morte di Cristo sono molto fedeli nelle descrizioni dei dettagli a ciò che riguarda la tortura della Crocifissione usata dai Romani dal 200 a.C. e rappresentava una vera e propria tortura talmente atroce e umiliante che non poteva essere comminata a un cittadino romano. Era riservata a schiavi, sovversivi, ladri stranieri e veniva preceduta dalla flagellazione che rendeva questa tortura ancora più straziante per il condannato. Non a caso Cicerone definiva la crocifissione come “il supplizio più crudele e più tetro”. La Croce rappresentava un chiaro avvertimento per tutti colo che avevano “cattive” intenzioni contro Roma.
Lo scopo era sempre lo stesso: provocare la morte, dopo una lenta agonia e soprattutto fuori della città in prossimità di strade principali (vedi l’Appia) dove tutti potevano contemplare la vergogna. Talvolta si appendeva al collo del condannato un cartello che descriveva il motivo della condanna, mentre ai ladri non veniva appesa nulla al collo ma si comprendeva dalla refurtiva “crocifissa” con loro. A Cristo sappiamo che il cartello fu affisso alla croce e non fu solo la scritta “I.N.R.I. (Jesus Nazarenus Rex Judeorum – Gesù il Nazareno re dei Giudei) come vediamo su molte croci ma questa stessa scritta fu tradotta nelle 3 lingue conosciute e parlate a Gerusalemme: Ebraico, Latino e Greco. Fu lo stesso Imperatore Costantino ad abolire la crocifissione come condanna a morte. Vedremo tante croci oggi in molti paesi della nostra Campania. Processioni misteriose e rituali antichi mirati a contemplare colui che ha trasformato la croce in uno strumento di Salvezza. Si celebra questo oggi, un Uomo innocente condannato alla più infame della pena, che attraverso la croce ha salvato il mondo, così recita una antica preghiera. Costantino morì nel 337 e sulla sua testa fece incidere queste parole: “Ave Crux, spes nostra” (Ti saluto, O Croce, speranza nostra).

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