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Un errore madornale!

Da Milano, Maurizio Leo, il papà di Stefano, dice: “Io farò di tutto perché a quel mio povero bambino sia comunque garantita la giustizia che merita”.
Stefano sarebbe ancora vivo se la Cancelleria della Corte d’Appello di Torino avesse dato esecuzione alla carcerazione di Said Mechaquat, condannato in via definitiva a un anno e sei mesi per maltrattamenti e lesioni nei confronti dell’ex convivente. Il 23 febbraio scorso non si sarebbe trovato lì, in Lungo Po Machiavelli e non avrebbe ucciso un innocente.
“Sono qui a prendermi pesci in faccia, come Capo dell’Ufficio. Abbiamo bisogno di Cancellieri e Assistenti, questo sì. Noi siamo, prima ancora che magistrati, esseri umani e credetemi che in questo momento il mio pensiero va ai parenti della vittima, nei cui confronti sento di dover porgere le mie condoglianze e partecipare al cordoglio per quello che è avvenuto”.
Sono queste le parole di Edoardo Barelli, Presidente di Corte d’Appello, durante la conferenza stampa tenuta per chiarire cosa davvero è accaduto negli uffici del Palazzo di Giustizia. “La famiglia di Leo ha chiesto di incontrarmi. Ho detto sì. Ho anche io un figlio e se fosse successa una cosa del genere, anche io sarei mortificato. Ma cercate di capire anche oltre. Vengano gli Ispettori a vedere in che condizioni siamo”. Ha poi continuato: ”Le notizie che ho letto sono molto inesatte. I magistrati hanno fatto esattamente il loro dovere. La persona indagata dell’omicidio ha commesso un reato di maltrattamenti in famiglia nel 2013. La sentenza di primo grado risale al 20 giugno 2016 cioè a tre anni di distanza dai fatti. La legge sul punto prevede che in primo grado il processo duri tre anni. Tempi dunque rispettati. È stato proposto l’Appello. Come sapete la Corte d’Appello è in grave ritardo, lo abbiamo denunciato più volte, ma in questo caso la Corte di Primo Grado ha emesso un ordinanza di inammissibilità il 18 aprile 2018, nei tempi previsti. Una volta che il giudice ha emesso il provvedimento a quel punto lo stesso può essere impugnato in Cassazione. E ci sono tempi tecnici”. “ La Cancelleria, se ciò non avviene, mette il timbro di irrevocabilità. La sentenza in questione è divenuta irrevocabile l’8 maggio 2018. Anche se il 9 maggio il Cancelliere avesse immediatamente trasmesso l’estratto (ammesso che la Procura avesse eseguito la sentenza), non c’è alcuna garanzia che il 23 febbraio Said sarebbe stato in carcere”. Per cui l’equazione non è corretta.
“Anche in sede esecutiva, il condannato ha 45 giorni di beneficio (ogni 6 mesi se si comporta bene). E comunque poteva accedere a misure alternative. Capisco che è difficile da spiegare. La mancanza di personale in Corte d’Appello è una discriminante. Tutto quello che riguarda l’organizzazione e i servizi spetta al Ministero della Giustizia. Siamo in seria difficoltà. Lo sapete tutti. Ho cercato di rendere più efficiente la macchina sui procedimenti pendenti che sono diminuiti. Se si lavora di più, aumenta il lavoro di Cancelleria, che per legge dà priorità all’esecuzione delle sentenze superiori a tre anni. Quando una persona viene condannata a un anno e mezzo, il condannato può accedere alle misure alternative previste dalla legge. Stiamo facendo l’impossibile per rientrare dal pauroso arretrato, ma i servizi di Cancelleria sono gravemente carenti. Detto questo, quando c’è un problema si coglie l’occasione per cercare la soluzione, affinchè questo non accada più. Ma devo essere sincero fino in fondo. Con le attuali forze, non posso garantire che questo non succeda mai più. Noi ce la mettiamo tutta, ma c’è bisogno che qualcuno ci aiuti. Non possiamo farcela da soli. La giustizia non è un costo, è un investimento”, ha concluso il Presidente.
Questa storia ha portato in piazza tante cose ed ha continuato a ferire qualcuno che non c’entrava nulla. In ogni caso, per colpa di un errore o un gesto di sciatteria è stato condannato a morte un innocente.

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