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Salvata da un orco, bimba riconosce il suo eroe

“Tu sei l’Ispettore? Sono stata con te quando avete portato via di casa quell’uomo cattivo amico della mamma”.
Parla Vincenzo, il poliziotto visibilmente commosso: “Sono fortunato, faccio un lavoro straordinario pieno di brutture e disperazione, ma che ogni tanto mi permette anche di rendere felice una bambina”
Bari – Una storia di quelle che vanno raccontate, l’incontro tra un poliziotto e una bambina, in un luogo qualsiasi, un gorno come tanti. A lui una domanda semplice, spontanea, preceduta prima da numerosi sguardi e sorrisi. Poi la domanda di quelle che riempiono il cuore di gioia: “sei tu l’ispettore?” la bambina si era ricordata di tutto. Protagonista della storia è Vincenzo D’Acciò, una passione per la scrittura e da qualche tempo, presso l’ospedale di Perugia responsabile del posto fisso di polizia.
Della bambina, il poliziotto si era occupato per un caso di maltrattamenti in famiglia: i suoi colleghi portarono via il compagno della mamma per una storia di abusi. la vicenda è raccontata dai siti bariviva.it e bitontoviva.it
“Ero nel solito supermercato, perso tra le corsie, intento a cercare invano un prodotto sullo scaffale – racconta D’Acciò a bariviva – ad un tratto mi sento osservato, giro la testa verso sinistra e in fondo alla corsia vedo una bambina, avrà avuto una decina di anni, che mi fissa e sorride. Incuriosito ricambio il sorriso. Ad un tratto la bambina si avvicina (…) mentre ci guardiamo lei mi chiede: “Sei tu l’ispettore? Sono stata con te quando avete portato via di casa quell’uomo cattivo amico della mamma!”. Adesso tutto è chiaro è passato del tempo, quasi due anni, ma ricordo l’accaduto”.
“La bambina continua a sorridermi – continua il racconto di bariviva – avrei voluto abbracciarla ma l’unica cosa che sono riuscito a fare è allungare il braccio e accarezzarle la testa. Mi guardo istintivamente attorno ed ecco, vedo la mamma che ad inizio corsia mi sorride e ricambia il saluto e da lontano mi dice: “Parla spesso di lei”. (…) Tanti pensieri nella testa, ma una considerazione su tutte: nel bene o nel male sono fortunato, faccio un lavoro straordinario pieno di brutture e disperazione, ma che ogni tanto mi permette anche di rendere felice una bambina”.

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