I Sindaci si ribellano

Continua la rivolta dei Sindaci di centrosinistra, partita mercoledì scorso da Palermo. E’ voluto essere un segnale di risveglio da parte dell’opposizione, che ha al centro la questione degli immigrati e, in particolare, le norme previste dal “Decreto Salvini” sul blocco dei certificati di residenza.
Il “promotore” è stato il Sindaco del capoluogo siciliano, Leoluca Orlando, che ha inviato una nota al Capo dell’Ufficio Anagrafe della sua città, ordinando (è scritto) di “sospendere qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica”.
Orlando ha spiegato il suo gesto, dicendo: “Il nostro non è un atto di disobbedienza civile né di obiezione di coscienza, ma la semplice applicazione dei diritti costituzionali”, definendo il “Decreto Salvini” “criminogeno e disumano”, e affermando che “la mancata iscrizione all’anagrafe potrebbe impedire anche il diritto alle cure sanitarie per adulti e minori non accompagnati”.
Con il Sindaco di Palermo, si sono schierati quello di Napoli, Antonio de Magistris (che ha rivendicato il boicottaggio delle nuove norme) e di Firenze, Dario Nardella, e di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. “Non possiamo permetterci di assistere a questo scempio umanitario: espellere persone dai centri di accoglienza lasciandoli in mezzo alla strada», l’ira di Nardella.
Dura la reazione del Vice-Premier Matteo Salvini, che è intervenuto, a più riprese, sul tema. “Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il Sindaco sinistro pensa a fare “disobbedienza” sugli immigrati”…», la sua prima reazione sui social. Poi ha assicurato: “Non manderò l’Esercito”, avvertendo però: “I Sindaci ne risponderanno personalmente, legalmente, penalmente e civilmente, perché è una legge dello Stato che mette ordine e regole”.
I Senatori democratici si sono schierati con “tutti gli amministratori che non si piegano al ricatto del Decreto Salvini”. Il Segretario del Partito Democratico siciliano, Davide Faraone, ha inviato a tutti gli amministratori DEM dell’isola, la nota trasmessa da Orlando all’Anagrafe di Palermo, invitandoli ad applicarla anche nei loro comuni. Una sorta di “Modello Orlando”, che si è fatto strada tra gli amministratori di centrosinistra.
Anche il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti: “Capisco la fatica di Orlando per porre rimedio a norme confuse, scritte solo per l’ossessione di fare propaganda e che spesso producono caos, diffidenza e più insicurezza per tutti”. Sulla stessa linea anche la Sinistra italiana e l’Arci. La Cgil siciliana ha parlato di un “atto dirompente, animato da ragioni del tutto condivisibili”. Con il Sindaco di Palermo si è affiancata anche la Senatrice, dissidente, del M5S, Paola Nugnes: “La sollevazione dei sindaci è assolutamente comprensibile. Il decreto aggraverà la situazione sul fronte della sicurezza”. Poi ha mandato una frecciata a Salvini: “Non credo che i Sindaci ne risponderanno penalmente. Mi pare strano che chi era federalista, ora sbandieri un centralismo statalista di questo tipo”.
Comunque, tra i primi cittadini non c’è stata, e non c’è tuttora, unanimità di opinioni. Guido Castelli, di Ascoli Piceno (Forza Italia), ha bacchetta i colleghi: “Sbagliano, il “Decreto Salvini” non è criminogeno”. “No comment” dal milanese Beppe Sala (anche se un suo Assessore, Majorino, solidarizza con Orlando).
Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro (Sindaco di Bari, PD), ha evitato di esporsi apertamente coi ribelli e invitato il Governo a mettere in piedi un “tavolo di confronto” in sede ministeriale, per definire le modalità di attuazione e i necessari correttivi ad una norma che, così com’è, non tutela i diritti delle persone. “Noi sindaci l’avevamo detto, prima che il decreto fosse convertito in legge, attraverso la posizione della Commissione Immigrazione dell’Anci, la quale, all’unanimità ed indipendentemente dall’appartenenza politica, si era espressa negativamente sul provvedimento”, ha aggiunto.
“Le leggi, piacciano o meno, vanno applicate. Non può esistere il “fai da te”», è stato l’attacco ai ribelli del Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno.
Il Sottosegretario leghista all’Interno, Nicola Molteni, ha replicato a tono: “Anche senza iscrizione anagrafica, i servizi verranno comunque garantiti. Ai minori stranieri, non accompagnati, non verrà tolto nulla”. Vedremo il prosieguo della scottante questione.

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