Campi elettromagnetici, convegno a Lecce per capire il fenomeno

Si è svolto a Lecce un convengo per illustrare i potenziali rischi per le donne, anche nei luoghi di lavoro, a seguito di esposizione ai campi elettromagnetici.
“Campi elettromagnetici: rischi per le donne e tutela negli ambienti di lavoro. Un nuovo fronte per la medicina di genere”, è questo il titolo del simposio tenuto sabato 1 dicembre presso il Museo Storico della Città di Lecce (MUST). Il convegno, organizzato da Anna Grazia Maraschio, consigliera regionale di Parità della Regione Puglia e patrocinato dal Comune di Lecce, Provincia di Lecce, Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri e dall’Ordine dei Farmacisti della provincia di Lecce, ha avuto l’obiettivo di far luce sulla correlazione tra esposizione ai campi elettromagnetici e possibili rischi per la salute nelle donne, con particolare riferimento agli ambienti di lavoro.
«Negli ultimi anni – spiega una nota della Giunta regionale Puglia – un’attenzione crescente è rivolta alla medicina di genere cioè alla comprensione dei meccanismi attraverso i quali le differenze legate al genere influiscono sullo stato di salute, sull’insorgenza e decorso di molte malattie e sui risultati ottenuti in termini terapeutici», tra queste vi è l’elettrosensibilità, definita come «un’emergente patologia di genere». L’elettrosensibilità è «una patologia ambientale legata all’esposizione ai campi elettromagnetici artificiali ed in particolare alle radiofrequenze generate da cellulari, cordless, dispositivi wifi, antenne di telefonia, contatori intelligenti, ripetitori, etc.», in pratica, «una patologia in rapida crescita che colpisce maggiormente le donne probabilmente per il loro assetto ormonale».
Per questo motivo «il Parlamento Europeo, all’art. 28 della Risoluzione del 2 aprile 2009, invita gli Stati membri a seguire l’esempio della Svezia e a considerare disabili le persone affette da elettroipersensibilità garantendo loro adeguata protezione e pari opportunità». Nel corso del convegno, sono stati messi in luce «i risultati della ricerca conclusa nel marzo del 2018 condotta dal Centro di Ricerca sul Cancro “Cesare Maltoni” dell’Istituto Ramazzini di Bologna sull’impatto sulla salute umana delle radiazioni a radiofrequenza emesse da ripetitori e trasmettitori di telefonia mobile», che ha confermato i risultati «dello studio del National Toxicology Program (Ntp, ente governativo statunitense), costato 25 milioni di dollari». «In entrambi gli esperimenti – hanno spiegato gli organizzatori – si riscontrano gli stessi tipi di tumori, al cervello e al cuore ma nello studio Ramazzini i livelli di esposizione alle RF sono 1.000 volte più bassi rispetto allo studio Ntp al fine di mimare l’impatto dell’esposizione umana alle radiofrequenze emesse dalle stazioni radio base di telefonia mobile».
Entrambi gli studi, «aprono la strada ad una riclassificazione più severa delle radiofrequenze come “probabile cancerogeno per l’uomo” (gruppo 2A) o come “cancerogeno certo” (gruppo 1)», ciò anche per il motivo che «l’esposizione alle radiofrequenze può anche determinare disturbi neurologici, alterazioni cardiache; cambiamenti ormonali, danni al Dna, modifiche funzionali e strutturali del sistema riproduttivo, deficit di apprendimento e memoria e, nei bambini, disturbi del comportamento (iperattività, autismo)».
Dopo i saluti istituzionali, sono intervenute Monica Serafini, componente Commissione Giovani Medici dell’Ordine dei Medici di Lecce, Andrea Vornoli, ricercatore presso l’Istituto Ramazzini di Bologna, Paolo Orio, presidente Associazione Italiana Elettrosensibili, Silvia Miglietta, assessora alle Pari opportunità, tutela della salute, diritti civili e volontariato. I lavori sono stati conclusi da Sebastiano Leo, assessore Regione Puglia con deleghe alla Formazione e Lavoro, Politiche per il lavoro, Diritto allo studio, Scuola, Università e Formazione professionale.

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