La notte delle stelle cadenti

Con video – La notte del 10 agosto è tradizionalmente concepita come “la notte delle stelle cadenti”. In questa data cade una festività conosciuta in Italia sotto i nomi di: “notte di S. Lorenzo”, “notte delle lacrime di S. Lorenzo” ed infine “dei fuochi di S. Lorenzo” (quest’ultimo nome si pensa gli sia stato attribuito per via della graticola su cui la leggenda vuole che sia stato giustiziato il santo). Scavando a fondo nella storia di questa festività ritroviamo la sua origine pagana e per molti un nuovo modo di concepire le stelle.
S. Lorenzo era un diacono di Roma che fu giustiziato il 10 agosto, un martire di Cristo originario di Huesca in Spagna. La leggenda vuole che quest’uomo custodisse il tesoro della Chiesa e che con esso sfamasse i poveri, mentre gli ecclesiastici gli intimavano di salvarsi la vita in cambio della consegna del tesoro. Si ritiene che la festività in cui viene celebrato questo personaggio storico sia da ricercare nei festeggiamenti del 10 agosto in onore di Acca Lorentia (controparte femminile del dio Priapo) e che la Chiesa Cattolica abbia scelto di convertirla nella notte di S. Lorenzo per una questione di assonanza. Priapo e la sua controparte sono divinità della fertilità e dell’abbondanza che non a caso anche S. Lorenzo dispensò. In epoca romana si riteneva che la pioggia di stelle fosse simbolicamente associabile allo sperma di Priapo ed infatti le stelle da sempre sono associate all’anima, simboleggiando così la procreazione e la fecondità. Che forse si tratti di un giorno fertile in cui i desideri dell’anima realmente possono realizzarsi?
Delle Perseidi (Nati di Perseo), la cui attività riguarda maggiormente i prossimi giorni, possiamo dire che devono il loro nome ai figli di Perseo della mitologia greca. Un’altra costellazione a dare un senso di concepimento dell’anima è quella delle Pleiadi, il cui nome ricalca l’epiteto delle compagne vergini di Artemide. Il 10 agosto era per gli antichi romani il giorno dedicato a Diana nel suo aspetto vergine, inteso come parte incontaminata dell’essere. Anche la nascita di Cristo è descritta come un avvenimento segnato dalla caduta di una Stella Cometa e da un concepimento da parte di una vergine. Il concetto greco dell’anima di Platone è senz’altro la giusta formula da attuare per trovare la correlazione tra anima e stella; nel Timeo, immagina le stelle fisse guidate dalla loro anima. L’associazione anima/stella era condivisa da Dante che con questo verso può indurci a concludere pensando che nel cielo ci sia una costellazione anche per noi: “Corre fino ai piedi della croce una delle luci delle costellazioni di spiriti”. In fondo il Duat, il cielo stellato, era considerato il luogo in cui le anime risiedevano.
Bibliografia:
Dante, Paradiso, Canto XV (Istituto Italiano Edizioni Atlas)
Maurizio Migliori, Linda M. Napolitano Valditara, A. Fermani, Interiorità e anima: la psychè in Platone, edizione 2007.
Pandemia, Almanacco Pagano, festività e miti dell’Antica Roma.

Condividi questo articolo qui:
Stampa questo post Stampa questo post