Museo a cielo aperto

A San Pietro Infine terminata la rievocazione storica organizzata dall’Amministrazione e dalla Fondazione Parco della Memoria. Dicembre, nella nostra cultura, è sempre un mese molto particolare. Un mese di luci, religione, prelibatezze della tradizione gastronomica locale, corse agli acquisti per i tanti bimbi già da mesi in attesa del Natale. Ma non è sempre stato così e, ancora oggi, a distanza di 74 anni da quel difficilissimo periodo, la nostra provincia ricorda il nefasto dicembre del ’43, uno dei mesi più duri per Terra di Lavoro in quella Seconda guerra mondiale che non dobbiamo dimenticare. È un mese che, da più di settant’anni, quasi religiosamente ci ricorda cosa sia la follia della guerra, cosa sia attendere invano del cibo, dell’acqua, o semplicemente la dipartita di quegli eserciti che armi in pugno, da cielo e terra, massacrarono, per ragioni belliche, una popolazione inerme. Il Natale dei numerosi paesi “presepiali” dell’alto casertano, terra di confine e di tante bellezze dimenticate, fa sempre i conti con la storia del ‘900, come a San Pietro Infine, ultimo centro della nostra provincia, dove la guerra passò come un terremoto cancellando esistenze e pietre. Durante i cruenti scontri che sconquassarono questo lembo d’Italia, insieme all’altrettanto fondamentale territorio di Mignano Monte Lungo, la ridente cittadina fu completamente distrutta e successivamente abbandonata, trasformando l’antico nucleo originario in un “museo a cielo aperto” che ancora oggi testimonia, silenziosamente, la tragedia di un’infame guerra senza senso. Così, nella Pompei del ‘900, San Pietro Infine appunto, ogni anno si commemora, il 7 e l’8 dicembre, quel passato che deve continuare ad insegnare a tutti un semplice concetto: la violenza e la guerra non sono altro che tragedie senza fine. Per il secondo anno, poi, grazie all’attenzione dell’Amministrazione locale, guidata dal Sindaco Mariano Fuoco, alla Fondazione Parco della Memoria Storica, alle associazioni Winter Line Venafro ONLUS e Gustav Line Cassino 44, più alcuni autonomi freelance, il vecchio centro è stato protagonista di una rievocazione storica con divise, armi, postazioni e mezzi militari originali della Seconda guerra mondiale. Un museo a cielo aperto che ha celebrato prima la sua distruzione, alla presenza di autorità religiose, militari e istituzionali, e poi, quasi poeticamente, nel ricordo della tragedia, ha celebrato la sua rinascita invitando i tanti presenti ad immergersi nel clima di quei giorni di battaglia. Un plauso, quindi, a chi ha deciso di ricordare un tragico evento quasi esorcizzandolo e, soprattutto, avvicinando i più giovani alla storia attraverso una nuova forma di comunicazione in grado di mutare il passato in una interessante fiction moderna.

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