Il “Vitiello d’oro” nel “sistema Magliocca”

Quando creò il carrozzone clientelare per la raccolta dei rifiuti “Pignataro patrimonio srl”, l’allora sindaco Giorgio Magliocca non trovò di meglio che scegliere come presidente della municipalizzata un soggetto – l’ingegnere Giuseppe Vitiello – che aveva sul groppone una condanna proprio per aver violato la legge nel delicatissimo settore. È quanto apprende “Pignataro Maggiore News” da fonte fiduciaria solitamente bene informata sul curriculum di Giuseppe Vitiello, noto come il “Vitiello d’oro” per gli sperperi del carrozzone “Pignataro patrimonio srl”, ingegnere nato a Torre Annunziata nel 1956 e poi diventato personaggio di potere in Toscana, soprattutto a Viareggio e dintorni, in provincia di Lucca.
Teatro delle spericolate gesta dell’ingegnere Giuseppe Vitiello, nella vicenda in questione, è il territorio di Camaiore, Comune appunto in provincia di Lucca. Il 12 marzo 2005 – come riferisce ancora la nostra fonte – Giuseppe Vitiello fu colpito da un decreto penale di condanna emesso, su richiesta del pubblico ministero competente, dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Lucca per due episodi riguardanti la stessa fattispecie di reato verificatisi a Camaiore nelle date del 3 febbraio 2003 e del 3 novembre dello stesso anno, con la violazione delle “norme di attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio”. In entrambi i casi, Vitiello fu ritenuto responsabile della violazione dell’articolo 33 del Decreto Legislativo del 5 febbraio 1997 numero 22, connesso alla circostanza prevista dall’articolo 51 comma 1 lettera A (“Attività di gestione di rifiuti non autorizzata”), che recita tra l’altro: “1. Chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti prodotti da terzi in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 27, 28, 29, 30, 31, 32 e 33 è punito: a) con la pena dell'arresto da tre mesi ad un anno o con l'ammenda da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni se si tratta di rifiuti non pericolosi (…)”.
Nel primo caso – per il reato commesso il 3 febbraio 2003 – fu applicato anche l’articolo 110 del Codice penale perché evidentemente Vitiello era stato coinvolto nella vicenda insieme con altre persone. L’articolo 110 del Codice penale, infatti (relativo alla “pena per coloro che concorrono nel reato”), riporta: “Quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita (…)”. Per entrambi gli episodi, invece – sia quello del 3 febbraio sia quello del 3 novembre 2003 – fu applicato l’articolo 81 del Codice penale (riguardante il “Concorso formale. Reato continuato”), che recita tra l’altro: “È punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata sino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge.
Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge. Nei casi preveduti da quest'articolo, la pena non può essere superiore a quella che sarebbe applicabile a norma degli articoli precedenti (…)”. Si trattò, in sintesi, di un reato continuato in concorso, con la condanna a un’ammenda di attuali Euro 5.179,00.
Ricevuta la notifica del decreto penale di condanna emesso dal Giudice delle indagini preliminari il 12 marzo 2005, Giuseppe Vitiello avrebbe potuto presentare opposizione a seguito della quale si sarebbe andati al dibattimento davanti al giudice monocratico del Tribunale di Lucca, nel quale l’ingegnere avrebbe potuto tentare di dimostrare la propria innocenza. Al contrario, Vitiello preferì aspettare che il decreto penale di condanna a suo carico – in mancanza di formale opposizione – diventasse esecutivo, cosa che avvenne il 19 maggio 2005, e pagare subito dopo la pena pecuniaria in data 31 maggio 2005.
Tutto normale nel “sistema” dell’ex sindaco Giorgio Magliocca, anche la chiamata di un condannato con decreto penale – per violazione di norme sui rifiuti – a capo della municipalizzata. Proprio una gran bella compagnia, quel carrozzone clientelare, ora investito pure da quest’altra rivelazione-bomba la cui eco raggiungerà di certo l’ex presidente della “Pignataro patrimonio srl” Giuseppe Vitiello, mentre la stessa municipalizzata è stata messa in liquidazione dall’attuale sindaco Raimondo Cuccaro.
Rosa Parchi

 

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