Agonia dell?artigianato

Un tempo a Bellona, come in tutti i paesi e citt? del nostro Meridione, proliferavano le ?botteghe d?arte?: calzolerie, sartorie, falegnamerie, fabbri ferrai, maniscalchi, barbieri etc. tutti mestieri che vanno lentamente scomparendo a causa del modernismo che si allarga a macchia d?olio. In passato tanti erano i giovani che volgevano il loro interesse verso un mestiere. A Bellona avevamo sei sartorie frequentate da giovani interessati ad apprendere il mestiere del sarto e molti erano quelli che, dopo anni di apprendistato, cominciavano a lavorare in proprio. Lo stesso accadeva per i calzolai ed i barbieri: cinque erano le botteghe di calzolai e sette quelle di barbieri. In queste ultime si intrattenevano, durante le sere d?inverno, molti clienti perch? il gestore ed un suo amico si divertivano a suonare, con il mandolino e la chitarra, le canzoni di successo che un improvvisato cantante eseguiva, applaudito dai presenti che ogni sera erano in numero maggiore. Oltre per i momenti musicali, dai barbieri ci si intratteneva anche per conoscere gli ultimi pettegolezzi su questo o quel personaggio. Oggi a Bellona vi sono: tre barbieri e tre calzolai alcuni dei quali, fra non molto, appenderanno al chiodo i ferri del mestiere per raggiunti limiti di et?. Degli altri mestieri elencati ? rimasto soltanto il nome! Infatti ? scomparso del tutto il mestiere del maniscalco a causa della penuria di cavalli, muli ed asini; come pure il fabbro ferraio ed il falegname, un tempo molto impegnati sia in paese che nelle campagne circostanti. Ormai, da molti anni, i giovani rivolgono il loro interesse al famoso ?posto? e ci? ha dato il via ad una lenta agonia dell?artigianato. ?Sarebbero state di grande utilit?, riferisce Michele C. un vecchio artigiano bellonese, le scuole di artigianato, come avviene in altri Paesi dove molti mestieri sono del tutto attivi e produttivi. Invece abbiamo voluto fare ?il salto di qualit?? seguendo il progresso che, se da un lato porta le novit?, dall?altro non fornisce un incentivo che salvi le nostre tradizioni artigianali. Ci accontentiamo di acquistare, continua Michele, prodotti da altri Paesi, gli stessi prodotti che un tempo erano il nostro orgoglio. Insieme a tanti alimenti, giungono anche scarpe ed abiti lavorati all?estero, soffocando in tale maniera le piccole industrie che annaspano per non finire nel baratro.? Conclude amareggiato ?mastro Michele?.

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