Blitz contro il “caporalato”.

Tremano le imprese agricole della zona dell?agro aversano dopo il blitz contro i ?caporali?: tre titolari di aziende denunciati dai carabinieri per uso di manodopera clandestina. Erano i destinatari delle ?braccia da lavoro? trovate su una autovettura condotta dal ?caporale? di Bellona C.G.. Il controllo sui braccianti agricoli che si dirigevano in un?azienda di Castelvolturno, ha accertato che quattro persone, tutte di Bellona, lavoravano in nero presso la suddetta azienda. L’intermediazione di manodopera, un reato che era diffuso negli anni Cinquanta e Sessanta, ? tornata a sconvolgere gli equilibri sociali con l’arrivo delle popolazioni dell’Est dell’Europa e del Nordafrica. Cittadini stranieri, smarriti e senza riferimenti, sono infatti caduti nelle grinfie di personaggi loschi che hanno approfittato del loro stato di necessit? costringendoli a svolgere un lavoro mal retribuito sfruttandoli fino allo sfinimento fisico. Alla luce di ci?. I braccianti agricoli bellonesi, sono stati costretti ad accettare le imposizioni dei ?caporali? pur di sopravvivere. Lavorano 12 ore al giorno percependo in media dai 20 ai 25 euro. Senza assicurazione e senza contributi pensionistici. All’imprenditore sta bene. E? una manna dal cielo: non paga i contributi e un operaio a conti fatti costa quasi la met?. La frequenza dei controlli e la presenza giornaliera di operai, spesso clandestini, hanno spinto le forze dell?ordine ad effettuare un monitoraggio del territorio agricolo dell?agro aversano e finora, sono stati denunciati, per uso di manodopera clandestina, tre imprenditori.

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